Il passaporto italiano dà accesso senza visto a 189 paesi
Il passaporto italiano dà accesso senza visto a 189 paesi

I passaporti più potenti del mondo, ossia quelli che danno accesso a più paesi senza dover richiedere un visto in anticipo, sono quelli del Giappone e di Singapore, con 192 destinazioni. Lo certifica l'ultimo Passport Index redatto da Henley & Partners, l'unico di questo genere a utilizzare i dati della International Air Transport Association (IATA). Il report osserva anche come la pandemia abbia creato il gap più ampio nella mobilità globale da quando è stato redatto per la prima volta nel 2006: per fare un esempio di questo divario, i cittadini afghani – ultimi nella classifica – hanno libero accesso senza visto solo a 26 paesi, 166 in meno rispetto a quelli di Giappone e Singapore.

I passaporti migliori del mondo

In seconda posizione si piazzano i passaporti di Germania e Corea del Sud con 190 destinazioni, seguono Italia, Finlandia, Lussemburgo e Spagna con 189, quindi Austria e Danimarca con 188 e Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia con 187. Regno Unito e Stati Uniti sono settimi con 185. Come risulta evidente, i passaporti più riconosciuti ed efficaci sono appannaggio dei paesi Europei e dei paesi più avanzati economicamente. Viceversa, i più limitati appartengono ai paesi africani, del Medio Oriente e dell'Asia; fanalini di coda lo Yemen a 33, il Pakistan a 31, la Siria a 29, l'Iraq a 28 e l'Afghanistan.

Diseguaglianze crescenti e controllo delle migrazioni

Il report osserva che "i paesi del nord globale con passaporti forti hanno applicato alcune delle più severe restrizioni ai viaggi motivate dal Covid-19, mentre molti molti paesi con passaporti di basso profilo hanno allentato le limitazioni di accesso ai loro confini, senza che la loro apertura sia stata corrisposta". E questo indipendentemente dal fatto che i loro cittadini siano vaccinati e quindi al di là di reali necessità anti-pandemia. Secondo gli esperti che hanno commentato l'Index, le misure inizialmente adottate contro la diffusione del Covid stanno adesso diventando un ulteriore, comodo strumento per controllare i flussi migratori.

"Il nord del mondo sta attuando da tempo strategie aggressive di contenimento delle migrazioni attraverso la rigida applicazione di controlli delle frontiere, limitando in vari modi il movimento delle persone", commenta il professor Mehari Taddele Maru dell'Università delle Nazioni Unite, "Le restrizioni associate al Covid-19 sono una nuova aggiunta agli strumenti di contenimento dell'immigrazione messi in campo dal nord del mondo per frenare la mobilità dal sud del mondo".