(Foto: DonNichols/iStock)
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Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Microbiology mette in luce un approccio alternativo per debellare i superbatteri: andare a caccia di antibiotici "nella sporcizia". Scavando nel suolo, il team guidato dal microbiologo Sean Brady, della Rockefeller University di New York, ha infatti scoperto una sostanza prodotta da alcuni microrganismi sconosciuti, che è in grado di uccidere il temuto Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (Mrsa). I ricercatori hanno sottolineato che le malacidine (questo il nome delle molecole) non saranno disponibili in farmacia molto presto, ma si tratta comunque di un promettente primo passo per la progettazione di una nuova classe di antibiotici.

BISOGNA CAMBIARE STRATEGIA
La strategia di Brady si basa sull'idea che in ogni campione di suolo raccolto ci sono circa 10mila specie di batteri, molte delle quali mai viste prima. In questo microcosmo ignoto si rintanano numerose sostanze vergini, dall'elevato potenziale farmaceutico: i batteri, sottolineano gli autori dello studio, si combattono a vicenda da miliardi di anni e hanno quindi affinato le armi per sconfiggere anche gli agenti pericolosi per la salute l'uomo. La ricerca va però condotta "sporcandosi le mani", perché una grossa fetta di questi microbi fatica a crescere in condizioni controllate all'interno di laboratorio, complicandone lo studio.

UN ANTIBIOTICO NASCOSTO NEL TERRENO
Attraverso la metagenomica, ossia l'impiego di tecniche genomiche per studiare il DNA dei microrganismi direttamente nel loro habitat naturale, Brady e i suoi colleghi hanno setacciato centinaia di campioni di suolo in cerca di geni capaci di produrre sostanze interessanti. Dopo innumerevoli clonazioni e sequenziamenti, hanno così focalizzato l'attenzione sulle malacidine, che sono state testate su ratti con ferite infette da Mrsa. L'applicazione dell'antibiotico fin qui sconosciuto sulla pelle dei roditori ha sterilizzato completamente le lesioni, senza evidenziare segni di resistenza da parte del superbatterio, anche a distanza di tre settimane dal trattamento.

UNA NUOVA SOLUZIONE ALL'ANTIBIOTICO-RESTISTENZA
L'equipe americana non ha idea di quale sia il microrganismo da cui proviene la sostanza, ma l'informazione è del tutto secondaria, perché una volta nota la sequenza del gene (cioè la porzione di DNA che contiene "la ricetta" per sviluppare la molecola), l'antibiotico può essere ricreato in laboratorio usando un organismo modello. Detto ciò, la progettazione di un farmaco con effettiva applicazione in campo medico rimane subordinata a una lunga serie di approfondimenti e verifiche che dovranno avvenire in futuro. Altri scienziati stanno sperimentando lo stesso approccio della Rockefeller University per cercare nuovi antibiotici ad esempio negli oceani, nelle acque reflue o nei laghi inquinati, in una corsa contro il tempo che secondo la comunità scientifica potrebbe toccare uno dei suoi punti più critici entro il 2050.