Mercoledì 22 Maggio 2024
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Mollica, David alla carriera: "La mia arte dell’incontro, da Mastroianni a Sophia. I veri grandi sono umili"

Il giornalista premiato stasera in diretta su Raiuno nella festa del cinema italiano. "Ringrazio Camilleri: mi ha insegnato come vivere a colori la cecità"

Vincenzo Mollica con Fiorello

Vincenzo Mollica con Fiorello

Roma, 4 maggio 2024 – "Quando ti accade una cosa così, ti arriva un vento dolce addosso". La racconta così, Vincenzo Mollica. Il vento dolce gli porterà, stasera – nella cerimonia della grande festa del cinema italiano presentata da Carlo Conti e Alessia Marcuzzi in diretta su Raiuno dalle 20.35 – il David di Donatello alla carriera. "Un onore immenso. Sono felice, non sai quanto: non avrei mai immaginato di ricevere un riconoscimento simile. Quando Piera Detassis me lo ha detto, sono rimasto senza parole...".

Di parole, invece, nella sua vita ne ha avute tante Vincenzo Mollica. Quelle con cui ha raccontato il cinema, la musica d’autore, il fumetto, la cultura pop del nostro tempo. Lo ha fatto con migliaia di servizi per la Rai, alla quale ha dedicato tutta la sua vita professionale. Quasi mezzo secolo di vita e di lavoro, da Cannes a Venezia, da Sanremo agli Oscar, sempre con un microfono e una telecamera con la lucetta rossa "Rec" accesa.

Da qualche anno Vincenzo non vede più film, non legge più fumetti: convive con una forma di cecità pressoché totale, e con la tirannia sui movimenti esercitata dal morbo di Parkinson. Ma non ha perso un milligrammo di buonumore, di gratitudine alla vita.

Un premio come questo è l’occasione per guardare a tutta la propria storia, umana e professionale. Come la racconterebbe?

"È la storia di uno che ha cercato sempre di fare tutto per passione. Non ho pensato mai, neppure una volta, alla carriera, ma soltanto al modo migliore di raccontare le persone che incontravo".

Ne ha incontrate a migliaia: attori, attrici, registi, musicisti, fumettisti. Chi la ha sorpresa di più?

"Chi mi ha sempre sorpreso è stato Federico Fellini. Aveva una qualità straordinaria: cominciavi un’intervista, e non sapevi mai, mai che cosa ne sarebbe uscito fuori. Ogni intervista era un viaggio, un’avventura, un’incognita. Ti spiegava delle cose fondamentali con l’aria di dire delle cose semplici, era un visionario vero".

Qual è stato il suo metodo, nell’affrontare le interviste? Aveva mai paura, prima di un incontro?

"Mai. Sempre curiosità, voglia di conoscere. Vinicius de Moraes, il grande poeta e cantautore brasiliano, diceva: “la vita è l’arte dell’incontro“. Ecco, per me tutta la mia vita professionale è stata l’arte dell’incontro. Non ho mai preparato le domande in anticipo, ho sempre cercato di conversare con la persona, prima che con la “celebrità“. Ho sempre cercato di essere in ascolto, di non avere verità prefabbricate".

A chi è rimasto più legato? Quale di questi incontri la hanno colpita?

"Mi hanno colpito i grandi, perché sono sempre umili: Marcello Mastroianni, con la sua flemma, la sua ironia; Sophia Loren, con la sua maestosità, e insieme con la sua semplicità; Roberto Benigni, con la sua energia, la sua cultura e la sua verità antica, contadina. L’umiltà, un dato comune a tanti grandi: Ermanno Olmi, Ettore Scola, potrei continuare all’infinito".

Che cosa le hanno dato la musica d’autore e il fumetto?

"La canzone d’autore è la poesia del dopoguerra. Paolo Conte, Lucio Dalla, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Franco Battiato, Pino Daniele: sono tutti dei poeti. La canzone e il fumetto mi hanno aiutato a crescere con il sentimento che la vita vale la pena di essere vissuta".

Ha avuto un maestro, un collega a cui si è ispirato?

"Lello Bersani, il giornalista che ha cominciato a raccontare il cinema in Rai. È stato il mio maestro, il mio modello. Un giorno mi disse: “Vincenzo, io vado in pensione. Ho visto la passione con cui fai il tuo lavoro. Prendi questa“. E mi dette la sua agenda, con tutti i numeri di telefono che aveva raccolto in una vita: dalla Loren a Mastroianni, da Monicelli a Risi, a Scola. Fu come se mi avesse regalato il mondo intero".

Ha dovuto affrontare, negli ultimi anni, una condanna crudele, per una persona che di mestiere vede i film: la cecità. Come riesce ad affrontarla?

"Ho avuto la fortuna di conoscere Andrea Camilleri, che aveva la mia stessa malattia. Lui mi ha indirizzato a come vivere la cecità che stava arrivando anche per me. Mi ha detto “ricordati, non perdere mai la memoria del colori. La tua mente diventerà un grande schermo“. Ed è lì che ogni tanto mi guardo un bel film".

Dopo avere incontrato tanti artisti, ognuno dei quali ha la sua visione del mondo, se lo sarà chiesto: cos’è la vita?

"È quello che ti accade ogni mattina. Non bisogna cercare troppe cose complicate: l’unica verità è nelle cose semplici. E nelle persone semplici: loro arrivano all’essenza delle cose".

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