Lunedì 22 Luglio 2024
MAURIZIO CUCCHI
Libri

La vivacità spregiudicata di Queneau. Un Tarantino ante litteram

Il romanzo "Troppo buoni con le donne" narra in modo frantumato e surreale l'insurrezione irlandese del 1916 a Dublino, con un linguaggio popolaresco e umoristico che parodia situazioni drammatiche e personaggi maschili repellenti, affidando l'ingegnosità alla protagonista femminile. Un'opera sperimentale che sfida le convenzioni narrative.

Raymond Queneau ( 1903-1976 )

Raymond Queneau ( 1903-1976 )

Roma, 16 giugno 2024 - Un estro quanto mai brillante e liberissimo e una narrazione franta che in modo paradossale racconta momenti dell’insurrezione irlandese di Dublino nella Pasqua del 1916.

I fatti si svolgono in un ufficio postale e l’autore, tra gioco surreale e umorismo, ci presenta un drappello di insorti, guidati da tale Jack Mac Cormack, che cercano poi di resistere all’esercito inglese. Centrale è la figura di una ragazza, Gertie, che si trova suo malgrado coinvolta in questa situazione.

Raymond Queneau (1903-1976) lavorò a questo testo nel 1947 e lo pubblicò inizialmente firmandolo Sally Mara. Si tratta di un romanzo in cui il linguaggio tende al basso parlato d’impronta popolaresca (reso nella traduzione che ne diede Giuseppe Guglielmi), secondo un’idea di fondo di tipo parodistico, come dice Carlo Boccadoro nella sua notevole introduzione, dove evidenzia come questa soluzione venga a coinvolgere anche una sorta di raffinata satira di James Joyce e di un altro scrittore irlandese, Flann O’Brien. Tanto che Gertie esce, in un momento chiave, in un monologo interiore che si pone come una parodia di quello di Molly Bloom nell’"Ulisse”. E oltre tutto la parola d’ordine degli insorti è addirittura Finnegans Wake…

Il titolo, Troppo buoni con le donne (Einaudi), farebbe pensare a un testo misogino. Ma anche qui ha ragione Boccadoro quando scrive che "la stupidità dei personaggi maschili è talmente macroscopica da far apparire lampante come lo scrittore giudichi i loro comportamenti a dir poco repellenti e degni di ogni sberleffo, mentre invece affidi tutta l’ingegnosità e l’intelligenza strategica alla protagonista femminile".

Questo romanzo ci offre felicemente l’occasione di tornare a uno scrittore come Queneau, tanto originale e coraggioso da arrivarci ancora oggi nella sua freschezza inventiva e provocatoria. Un romanzo di natura sperimentale, ovviamente, e dove il gioco della narrazione riesce a capovolgere nel tono l’effetto di situazioni opposte, rendendo pressoché di ordinaria amministrazione le situazioni drammatiche, portandole allo stesso livello di circostanze ordinarie. Il suo procedere per capitoletti brevi o addirittura brevissimi, nella coloritura fantasiosa o caricaturale dei vari episodi, tra idealità e bassi istinti, tra amore e morte, cattura il lettore per la stravagante singolarità della proposta, che magari arriva ad anticipare, come sostiene Boccadoro, persino l’estetica di Quentin Tarantino, nel suo spregiudicato uso di "sangue e atrocità varie". Ma in un insieme dove prevale il gioco umoristico realizzato dalla vivacità spregiudicata di Queneau.