Su Rai 1 il capolavoro di Morante. "La Storia siamo lei". Una madre e il nazismo

In uscita la trasposizione de ‘La Storia’ di Elsa Morante con protagonista Jasmine Trinca: "È l’epica degli ultimi, raccontata con amore"

"La Storia siamo lei". Una madre e il nazismo
"La Storia siamo lei". Una madre e il nazismo

Roma, 6 gennaio 2024 – Ida Ramundo vedova Mancuso, maestra elementare, ebrea da parte di madre, attraversa impaurita la piazza di San Lorenzo, il quartiere romano dove vive. È un giorno del gennaio 1941, quando incrocia un giovane soldato tedesco che la segue fino a casa e la violenta. Già madre di Nino, un adolescente spavaldo inizialmente sostenitore del duce, rimane incinta e in segreto mette alla luce Giuseppe, che viene accolto con infinito amore da lei e dal fratello. Seguiamo Ida, Nino e Useppe, come viene chiamato il piccolo, affrontare gli orrori delle leggi razziali, della guerra, dei bombardamenti, della fame, negli anni che vanno dal 1941 al 1947.

È l’eterna tragedia della storia, costellata di catastrofi che colpiscono i più deboli: "Uno scandalo che dura da diecimila anni", come scrive Elsa Morante sulla copertina del suo capolavoro, La Storia, pubblicato nel 1974. Un grande romanzo intriso degli eventi della Storia, quella con la “s“ maiuscola, ricordata in modo molto preciso dall’autrice all’inizio di ogni capitolo, e delle vicende e sofferenze delle vittime della stessa. Rivive ora nella serie da 17 milioni di euro prodotta da Picomedia con Rai Fiction, La Storia, regia di Francesca Archibugi, che firma anche la sceneggiatura insieme al premio Strega Francesco Piccolo, a Giulia Calenda e a Ilaria Macchia, con una intensa Jasmine Trinca protagonista. Quattro serate che promettono emozioni, in onda su Raiuno da lunedì 8 gennaio, anche con Elio Germano, Asia Argento, Valerio Mastandrea e Francesco Zenga, al suo debutto nel ruolo di Nino.

"Quando mi è stato proposto di realizzare una serie dal capolavoro della Morante, mi sono tremati i polsi. Non ho voluto vedere – racconta Francesca Archibugi – la serie che ne aveva tratto nel 1986 Luigi Comencini, con Claudia Cardinale protagonista, per non aggiungere al confronto con il libro, già questo schiacciante, anche quello con uno dei più grandi registi italiani". E aggiunge: "Per accettare ho posto una condizione: niente attori stranieri. Serviva un cast ispirato e oculato, dove tutti fossero quello che devono essere. E nell’affrontare questa prova così impegnativa, mi sono sentita protetta dalla produzione, dagli sceneggiatori che hanno fatto un lavoro straordinario, e da tutto il cast artistico e tecnico".

Una grande prova, forse la sua più importante, per Jasmine Trinca, alla sua seconda serie, molti anni dopo La meglio gioventù. "Sentirsi offrire un ruolo come questo, è qualcosa che aspetti per tutta la vita. In genere non lo penso mai di un personaggio – spiega l’attrice – ma in questo caso sì: Ida doveva essere mia. Perché La Storia è il mio romanzo d’elezione ed Elsa Morante è per me più che un nume tutelare: ho chiamato mia figlia Elsa in omaggio a lei. E poi sono di Testaccio, l’altro quartiere di Roma dove va a vivere Ida. Inoltre era una grande occasione per raccontare la “Storia“ da un punto di vista femminile".

Per volontà della Morante, La Storia fu subito pubblicato da Einaudi in edizione economica, a duemila lire, e vendette già nel primo anno circa un milione di copie. Fu quindi un successo editoriale straordinario ma non mancarono le critiche e anche le stroncature, a cominciare da quella di Pier Paolo Pasolini, fino a quel momento amico della scrittrice. "Erano anni in cui non si poteva raccontare la gente povera come perdente. Il proletariato doveva trionfare. La Morante, fino ad allora considerata la più grande scrittrice italiana – ricorda Francesco Piccolo – i suoi poveri li fa addirittura morire e questo era considerato imperdonabile. Ci fu un attacco davvero violentissimo da parte di tutti i giornali di sinistra". Osserva Jasmine Trinca: "Ida, questa poveraccia, sempre in soggezione, una che ha paura di stare al mondo, diventa un personaggio epico. È l’epica degli ultimi, quei disgraziati a cui la Morante guarda con sconfinato amore. È un racconto, il suo e poi anche il nostro, che parla di una collettività e di come la guerra sempre affligge i poveri. Perché la guerra la fanno i potenti, e questo non lo dobbiamo mai dimenticare".

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