La lunga notte di Mussolini. Fiction e storia, la caduta del Duce come un thriller

Il 25 luglio 1943 e la fine del fascismo: su Raiuno la serie in sei puntate. Alessio Boni è Dino Grandi, Martina Stella interpreta Claretta Petacci

La notte di Mussolini. Fiction e storia, la caduta del Duce come un thriller

La notte di Mussolini. Fiction e storia, la caduta del Duce come un thriller

Roma, 24 gennaio 2024 – Gli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale, con tutto il carico di dolore e di divisioni che hanno generato. Su Raiuno si è appena conclusa La storia di Francesca Archibugi, dal romanzo di Elsa Morante, e già si annuncia un’altra opera, La lunga notte – La caduta del duce, regia di Giacomo Campiotti, che affronta ancora quel periodo, ma da tutt’altra prospettiva. In questa nuova serie in sei episodi, in onda in tre serate consecutive, il 29, 30 e 31 gennaio, sempre su Raiuno, si ricostruiscono la notte tra il 24 e il 25 luglio del 1943, quella dell’ultima riunione del Gran Consiglio che segnò la fine del regime fascista, e le tre settimane che la precedettero, con Alessio Boni nella parte di Dino Grandi, presidente della Camera dei fasci e che svolse un ruolo centrale in quella drammatica notte.

"La storia è un luogo dove torniamo per riflettere, senza alcun intento nostalgico", sottolinea Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction che produce La lunga notte insieme alla Eliseo Entertainment di Luca Barbareschi. Che sostiene: "È una storia necessaria perché fino a quando non avremo esaminato cosa è stato il secolo scorso, raccontandolo alle nuove generazioni che non sanno nulla, e non avremo elaborato un racconto pacificante, non andremo avanti".

Nella serie, scritta da Franco Bernini e Bernardo Pellegrini, avvalendosi della consulenza storica di Pasquale Chessa, c’è appunto il Dino Grandi di Alessio Boni ma anche il Mussolini di Duccio Camerini, la Claretta Petacci interpretata da Martina Stella e la principessa Maria Josè affidata ad Aurora Ruffino. "È un periodo storico che non conoscevo approfonditamente e quindi – racconta Alessio Boni – ho avuto l’opportunità di studiarlo. All’inizio avevo paura di scivolare nell’agiografia, di fare un santino di Grandi ma è stato invece molto interessante ricordare che quella notte un dittatore è stato destituito, a differenza di Ceaucescu, con una votazione democratica. E è potuto succedere grazie anche al fatto che Mussolini, nel suo delirio di onnipotenza, pensava in quel modo di stanare i traditori e poi farli fucilare, non immaginando che il re si sarebbe attenuto alla costituzione e lo avrebbe fatto arrestare".

E aggiunge: "Sono accadute una serie di cose che a scuola non ci spiegano, che sembrano fastidiose, da liquidare in fretta. E a me, invece, ha interessato questo progetto, al di là del personaggio, proprio perché me le ha fatte scoprire e la tv pubblica ha il dovere di ricordarle e farle conoscere". Se Martina Stella parla della sua Claretta Petacci come di "una donna enigmatica, misteriosa, con lati oscuri", Aurora Ruffino ricorda che la principessa Maria Josè "veniva definita ‘l’unico uomo di casa Savoia’, una donna che amava il popolo italiano come un altro figlio da accudire".

Assicura Pasquale Chessa che, anche se non esiste un verbale di quella seduta del Gran Consiglio, tutti i fatti narrati rispettano quanto realmente accaduto. Frutto di invenzione, la giovane coppia formata dalla nipote di Grandi, Beatrice, e da un soldato di ritorno dalla campagna di Russia. "Era una storia molto interessante da raccontare, che io stesso non conoscevo, come, immagino, la gran parte del pubblico", afferma il regista. E aggiunge: "Io ho cercato di introdurre in questa sceneggiatura, molto bella, con molti dialoghi e poche azioni, una tensione continua, facendone quasi un thriller".

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