Giovanni Morandi I vecchi del giornale ci avevano insegnato una regola diventata superata, anzi impedita dai tempi: trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Così è successo trent’anni fa, trenta!, quando fui testimone della fine dell’Urss solo perché non avevo voglia di tornare in albergo. Quello fu l’ultimo giorno...

Giovanni

Morandi

I vecchi del giornale ci avevano insegnato una regola diventata superata, anzi impedita dai tempi: trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Così è successo trent’anni fa, trenta!, quando fui testimone della fine dell’Urss solo perché non avevo voglia di tornare in albergo. Quello fu l’ultimo giorno dell’Urss, Paese in cui era vietato il Natale, perciò ero rimasto tutto il giorno in ufficio annebbiato dalle sigarette e dalla vodka. Ad ascoltare Gorbaciov che nel pomeriggio aveva annunciato le dimissioni. Così alla fine della giornata decisi di non rientrare subito in albergo e di fare due passi sulla piazza Rossa. Fu allora che inaspettatamente vidi ammainare la bandiera rossa che da settant’anni era issata sulla cupola del Cremlino. Per almeno dieci minuti quel pennone, quell’asta rimase nuda creando sgomento in chi la guardava. Minuti nei quali quello che era stato chiamato l’impero del male era diventato l’impero di nessuno o del nulla. Un vuoto che faceva venire le vertigini, fino a che poco prima delle 20 comparve la nuova bandiera, il tricolore bianco blu e rosso, che ricordava quella zarista. I pochi moscoviti presenti, addestrati ai pericoli, si affrettarono ad allontanarsi dalla piazza e l’evento fu festeggiato solo da una decina di turisti, ai quali una signora inglese distribuì dei cioccolatini. Così fu celebrata la fine dell’Urss. Passata l’emozione ci interrogammo come sarebbe stata la nuova Russia, immaginando di entrare in un altro mondo. E presto capimmo che non sarebbe stato poi così diverso. Il vincitore di allora, Boris Eltsin, è morto 14 anni fa e il perdente Gorbaciov è ancora vivo e ha 90 anni.