Lunedì 15 Aprile 2024

Il (quarto) potere di Welles. Torna Citizen Kane:: "Ieri, ora e per sempre il capolavoro del cinema"

Da oggi nelle sale il film in versione restaurata, con i sottotitoli in italiano. Giordana, Base, De Angelis, Andò, Johnson e Castellari: perché è un film cult.

"Orson Welles è una vetta, è il Monte Bianco, è il Cervino", dice Marco Tullio Giordana, 73 anni, il regista de La meglio gioventù, prossimamente al cinema con La vita accanto. E prosegue: "Welles con Citizen Kane-Quarto potere ha rivoluzionato tutto, ha avuto il coraggio di frantumare l’unità temporale del racconto cinematografico. Ha scelto posizioni nuove per la cinepresa, ha mostrato uno sguardo nuovo in ogni inquadratura. Hai la percezione che quello che vedi, dei suoi film, non sia che la punta di un iceberg; che tutto Welles sia un’immensità subacquea, di cui sei immensamente curioso". Da oggi Quarto potere, il film che Orson Welles diresse nel 1941, segnando un prima e un dopo nella storia del cinema, torna nelle nostre sale, restaurato, in lingua originale con sottotitoli in italiano, con I Wonder Classics.

"Quarto potere è importante perché è uno dei più grandi film della storia del cinema, se non il più grande", è il parere del regista Giulio Base, 59 anni, direttore del Torino film festival. "E perché è uno dei più grandi film della storia del cinema? Semplice", continua Base, del quale da poco è passato in tv Margherita delle stelle, il film dedicato a Margherita Hack. "È un grande film per l’accorta miscela fra documentario – finto – e finzione, tanto ben recitata da sembrare vera; per l’incredibile interpretazione di un giovanissimo ragazzo, Orson Welles allora venticinquenne, che riesce a incarnare un magnate della finanza in più fasi della sua vita. Ma soprattutto, per me, è un film imperdibile perché ti fa capire che il momento più bello della vita, quello da non sprecare, è quello della giovinezza. La famosa parola scritta sulla slitta, appena vista nessuno la dimentica più". La famosa parola di cui parla Giulio Base è “Rosebud“, scritta sulla slitta con cui gioca, da bambino, il protagonista del film. Un momento di gioia pura legato all’infanzia: l’unico momento di dolcezza in una vita che sarà una battaglia continua con il mondo.

L’ammirazione di Giordana e Base per il film è condivisa da un altro regista italiano, Edoardo De Angelis, 45 anni, che col suo film Comandante, interpretato da Pierfrancesco Favino, ha aperto l’ultima Mostra del cinema di Venezia. "Quarto potere è un film sull’arroganza", dice De Angelis, spostando l’attenzione sul protagonista adulto, Charles Foster Kane, aggressivo padre padrone di giornali e radio, dietro cui si nascondeva la figura di William Randolph Hearst, magnate della stampa. "Quarto potere è più importante per un regista e uno spettatore oggi di quanto non lo fosse all’epoca, ovvero prima che la mannaia della Storia si abbattesse inesorabilmente sull’arroganza degli Stati Uniti d’America, l’11 settembre 2001, rendendola più incerta, colpevole, vergognosa. All’epoca, invece, era fulgida, impunita, in panfocale". Il film di Orson Welles era girato con un "panfocale", un grandangolo, in grado di mettere a fuoco tutto nell’inquadratura: dal primo piano alle figure più lontane, fino allo sfondo, dove nella neve, per esempio, poteva giocare un bambino con una slitta.

Gli fa eco Roan Johnson, il regista 49enne dei Delitti del BarLume: "Quarto potere è uno di quei film che hanno segnato la storia del cinema e del costume in generale. E rimane uno di quei film che permangono molto moderni: ci sono film che hanno perso lo smalto, Quarto potere no. Anche visto oggi, lo fruisci con interesse. Orson Welles ha mescolato linguaggi, stili, modi di narrazione: è il primo autore postmoderno. Nonostante siano passati più di ottant’anni da quando è stato girato, il tema dello strapotere della comunicazione, nei media si è rivelato cruciale nella nostra società".

"È il prototipo del racconto sul potere", secondo Roberto Andò, regista di grande cultura letteraria e cinematografica, autore del film La stranezza con Toni Servillo. "È un modello potente, con una forma smagliante. Uno dei film che ancora oggi fanno venir la voglia di fare i registi".

"Welles era un regista geniale, dalle inquadrature fantasiose, molto artistiche", dice Enzo G. Castellari, 85 anni, regista di film amati da Quentin Tarantino. "Welles aveva una interpretazione della luce sempre particolarissima, e sempre funzionale alla sua maniera di raccontare", prosegue Castellari, che è anche un bravissimo pittore e disegnatore. "Io l’ho conosciuto di persona, Welles. Lo incontrai nel 1968, a Toledo. Stavo girando un film western, e lo trovai nella grande piazza dell’arena, prima della corrida. Mantello nero e cappellone, e immancabile sigaro. Preso dall’entusiasmo, gli corsi incontro e mi inginocchiai al suo cospetto. Gli dissi chi ero, che facevo film. Lui mi sbuffò il fumo in faccia, e continuò a fumare. Io gli dissi: Ah Orson Welles… Ma vaff…! E lo lasciai sulla piazza".

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