Il peso esistenziale dell’assenza. Un limbo di solitudine e dolore

Alcuni scrittori sono un’autentica garanzia. E un’àncora di salvezza nella giungla che è ormai l’editoria italiana. Perciò non resta che...

Alcuni scrittori sono un’autentica garanzia. E un’àncora di salvezza nella giungla che è ormai l’editoria italiana. Perciò non resta che affidarsi agli ultimi librai rimasti fedeli alla propria missione (che è quella di essere presìdi di cultura e non addetti alle vendite) e, soprattutto, imparare a scegliere sviluppando un minimo di senso critico. Una garanzia è certamente Roberto Cotroneo. Lo è perché è un autore versatile, capace di esplorare generi e mondi letterari diversi per poi metterli insieme grazie alla sua scrittura potente e ricamata, ma accessibile (il che non sempre accade quando si ha a che fare con la parola marmorea dei critici).

Ne è una chiara dimostrazione la sua ultima fatica letteraria (è proprio il caso di dirlo, visto che gli ha portato via parecchi anni di lavoro): La cerimonia dell’addio (Mondadori) è un romanzo intenso e struggente che si regge sul filo sottilissimo, eppure solidissimo, di un’assenza. Quella di Amos, che sparisce all’improvviso senza lasciare traccia cambiando inevitabilmente la vita di chi gli sta intorno. Soprattutto quella di Anna, che gli resta accanto sognando il suo ritorno e rimanendo invischiata in un passato che nasconde crepe e segreti.

Ma il romanzo, ambientato negli anni ’70 (benché i piani temporali si confondano spesso perché è Anna a tessere la tela della storia e a restituirla al lettore), è anche un monumento alla solitudine dell’uomo e al rapporto che ognuno di noi ha con il dolore. E in fondo la cerimonia vera non è tanto il dolce limbo dell’attesa causato dall’addio del protagonista e reso ancor più bello dalle citazioni letterarie, molte delle quali appartenenti all’inossidabile mondo classico, che sembrano accarezzarlo; è il suggestivo dietro le quinte di Cotroneo, gentilmente offerto a mo’ di confessione, che s’intrufola nel romanzo e rende i personaggi, e perfino i loro silenzi, di carne e non di carta, come del resto sono le paure e le ossessioni di tutti noi.

Giuseppe Di Matteo

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