Il non-viaggio a Parigi dell’eterno Pieraccioni. L’inganno al padre è un atto d’amore dei figli

Pieraccioni numero 15. Imperterrito nella sua autarchia di garbo, ovvietà e morali della favola, come AG&G, ma indipendente dalla tv...

Il non-viaggio a Parigi dell’eterno Pieraccioni. L’inganno al padre è un atto d’amore dei figli

Il non-viaggio a Parigi dell’eterno Pieraccioni. L’inganno al padre è un atto d’amore dei figli

Pieraccioni numero 15. Imperterrito nella sua autarchia di garbo, ovvietà e morali della favola, come AG&G, ma indipendente dalla tv e per fortuna alieno al web (da I soliti idioti a Me contro te), Leonardo ha inciso le tacche di una commedia resistente alla cattiveria, isola felice fino alla banalità, ma regionale, ovvero nella tradizione aggiornata del mercato dei sogni del dopoguerra, maschera di una certa onestà nazionale. Come nelle insegne dei negozi di premiata ditta: dal 1995. Eravamo laureati a Rifredi...

Dopo un tot di miliardi di lire e milioni di euro, tra bellone, grulli amorosi e verdetti assolutori, e anche dopo aver imparato che il cinema non è un primo piano dopo un campo totale, ci ritroviamo nella novità di un "liberamente ispirato a una storia vera".

Fratello e due sorelle (lui, Chiara Francini e Giulia Bevilacqua) per recuperare il rapporto sospeso col papà malatissimo e quasi cieco (il prof Frassica) fingono in camper di lusso il viaggio a Parigi vagheggiato da una vita, muovendosi tra il circuito dei cavalli di un maneggio e l’osteria vicina, mentre disturbato dalla polvere un fetido e insostituibile Ceccherini cerca di impallinarli. Qualche caduta di sceneggiatura, ma cresce fino in fondo la paradossale assurdità di un estremo atto d’amore giocato da un buon cast.

Silvio Danese

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