Lunedì 20 Maggio 2024
COSIMO CECCUTI
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Il diritto al divorzio, cinquant’anni fa. L’ultima lotta (perduta) di La Pira

Il 12 e 13 maggio 1974 i no al referendum salvarono la legge. Il testa a testa fra il “sindaco santo“ e Spadolini

Il diritto al divorzio, cinquant’anni fa. L’ultima lotta (perduta) di La Pira

Il diritto al divorzio, cinquant’anni fa. L’ultima lotta (perduta) di La Pira

Roma, 13 maggio 2024 – Cinquant’anni fa, il 12 e 13 maggio 1974, si teneva il primo Referendum nell’Italia repubblicana per l’abrogazione o meno della legge sul divorzio: destinata a restare in vigore a fronte dei 19.033.929 voti contrari all’abrogazionismo e ai 13.188.184 favorevoli. Risultato inatteso, nelle sue proporzioni. "Pensavo che piovesse – sembra abbia commentato in Vaticano il cardinale Ugo Poletti – ma non che diluviasse".

Forte sul fronte abrogazionista l’impegno della Democrazia cristiana, guidata da Amintore Fanfani; prudente e variegato, da regione a regione, quello dello Chiesa. Ci furono casi di vescovi “interventisti“, fino ai limiti della scomunica come il vescovo di Cosenza ed altri dichiaratamente “neutrali“ come il vescovo di Ivrea.

Una campagna aspra, condotta spesso senza esclusioni di colpi, nei pubblici dibattiti e confronti.

Fra le eccezioni divenute memorabili per l’altezza dei contenuti il “testa a testa“ svoltosi a Firenze, fra Giorgio La Pira e Giovanni Spadolini al Palazzo dei Congressi: "Divorzio sì – Divorzio no". Confronto che si mosse su un piano di grande civiltà come si conveniva ad un ex professore e ad un suo ex allievo alla Facoltà di Giurisprudenza. Inconfondibile, come sempre, nello stile e nel linguaggio, l’ex-sindaco, arrivato con una pila di libri, San Tommaso, Sant’Agostino, un po’ di patristica e un po’ di scolastica, pochissimi volumi moderni: li aveva nascosti dentro la tribunetta dell’oratore e ogni tanto si piegava, con gesto involontariamente teatrale, al fine di “pescare“ l’uno o l’altro e insieme una citazione in latino dietro un richiamo giuridico.

L’apparizione in pubblico del professore sempre appartato nel convento di San Marco anticipò il rinnovato impegno politico da capolista democristiano a Firenze, chiestogli da Fanfani nelle elezioni politiche del giugno 1976.

Impegno che riporterà La Pira a Montecitorio trent’anni dopo la Costituente. Un successo clamoroso il suo. La Dc “tenne“ con La Pira sulle rive dell’Arno come non avrebbe fatto con nessun altro. Lo votarono i poveri, i mendicanti, le “beghine“, le piccole suore, ma anche i ricchi, l’antica aristocrazia fiorentina e la borghesia del centro spaventata dal temuto “sorpasso“ del Partito comunista.

La forza di La Pira, mai venuta meno, stava nella sua straordinaria natura: l’ottimismo, il candore, l’illimitata fiducia nell’uomo.

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