Golda Meir. Madre di ferro per Israele

Dall’Ucraina agli Usa al kibbutz, prima donna premier. Dedizione totale e ossessione per la sicurezza dello Stato .

Golda Meir. Madre di ferro per Israele

Golda Meir. Madre di ferro per Israele

Alla fine degli anni Sessanta Helen Mirren era in un kibbutz, al seguito del fidanzato d’allora, un ragazzo ebreo. Da vent’anni Israele era diventato uno stato e da uno di quei kibbutz – arrivata dagli Stati Uniti dopo un’infanzia trascorsa in Ucraina – partì anche Golda Meir: la prima donna premier della storia. Per la verità anche Sirimavo Bandaranaike a Ceylon e Indira Gandhi in India si erano ritrovati al potere (come ricorda Elisabetta Fiorito nel libro Golda, edito da Giuntina), ma erano arrivate a guidare un governo dopo la morte del marito nel caso di Sirimavo e del padre nel caso di Indira. Golda non era stata agevolata da nessun vincolo di parentela. E prese le redini del Paese di cui aveva posto le basi, nello stesso periodo in cui Helen Mirren era nel kibbutz nel nord del paese. C’è infatti la firma di Golda nella dichiarazione d’indipendenza d’Israele (1948): e anche se per la sua età, per le rughe, i capelli bianchi raccolti all’indietro venne sempre considerata la nonna d’Israele, in realtà fu la madre.

Una madre guidata da un unico obiettivo: la sicurezza dello Stato. Continuava a ripetere una frase fino allo sfinimento: "Per me la più alta questione etica consiste nel diritto a esistere del popolo ebraico. Senza questo non c’è moralità del mondo". Le critiche per le sue posizioni intransigenti le arrivavano anche da sinistra, nonostante le sue convinzioni socialiste teorizzate nel kibbutz e diventate linfa per il suo impegno nel partito laburista. Si scontrò anche con Amos Oz sulla questione dei territori occupati, nel pieno di una crisi diplomatica con l’Egitto di Nasser.

Ci sono tre date però che scandiscono la vita di Golda. La prima è l’11 maggio 1960, lei è ministro degli Esteri. Quel giorno è a casa, quando alla radio annunciano l’arresto di Ricardo Klement fuori dalla fabbrica della Mercedes di Buenos Aires. Il signor Klement in realtà è Adolf Eichmann, il colonnello delle SS che legò il suo nome alla “soluzione finale“. Golda, appena ascolta la notizia, si mette la mano sul petto, si appoggia allo schienale della sedia, le manca il respiro. E poi tira dritto: Eichmann deve essere processato in Israele. Lo ribadisce anche nel discorso all’Onu: "In quindici anni dall’Olocausto nessuno ha mai avuto il minimo interesse a trovare Eichmann". Nei giorni del processo (cominciato l’11 aprile 1961 e finito dopo otto mesi) incontra Hannah Arendt, inviata del New Yorker. Ma non si piacciono. Hanno idee completamente diverse.

La seconda data è il 7 marzo 1969. Golda non arriva per caso al governo e infatti mette subito le basi per restarci: un anno dopo, alle elezioni, la sua popolarità si decuplica (dal 5% al 50%). E quando le fanno notare la carta d’identità, risponde: "Avere 70 anni non è un peccato". Rimette al suo posto anche Ben Gurion, il padre d’Israele, con cui ha da tempo un rapporto ondivago: nello stesso partito, nello stesso governo per poi rompere (e ritrovarsi solo quando l’ex premier sarà sul punto di morte). Ai tempi in cui erano sulla stessa barca (Partito Laburista e governo) Ben Gurion ebbe a dire: "L’uomo più in gamba del mio governo". Qualche anno dopo Oriana Fallaci le ricorderà la frase e Golda risponderà: "Non direi che sia un complimento: significa che essere un uomo è meglio di essere una donna: un principio su cui non sono affatto d’accordo".

La terza data è il 5 settembre 1972, a Monaco c’è l’attacco terroristico del gruppo palestinese Settembre Nero al villaggio olimpico. Golda viene buttata giù dal letto alle 5,30. Non si fida della Germania, non si fida di Bonn, nonostante ci sia Willy Brandt al potere. Perché per lei la Germania resta il Paese del nazismo, della persecuzione agli ebrei e dei campi di sterminio. Promette che Israele non darà tregua ai responsabili dell’attacco. Sarà così. Ci sarebbe un’ulteriore data: quella della guerra del Kippur (6 ottobre 1973) che determina anche la fine della sua carriera politica.

Cinquant’anni dopo quella guerra esce il film Golda con Helen Mirren (la ragazza che andò con il suo fidanzato dell’epoca nei kibbutz quando Golda salì al potere) che interpreta la prima premier donna in Israele. Lei che era stata anche la Regina Elisabetta in Queen. "Una donna straordinariamente coraggiosa e il suo impegno per Israele era totale – dice Mirren –. È stato come interpretare Elisabetta II d’Inghilterra, ma non per regalità o altro, ma per suo il totale impegno per Israele".

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