Domenica 21 Luglio 2024
GLORIA CIABATTONI
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Giordania. Un Monte tra misteri e sorprese

Il Monte Nebo in Giordania, luogo biblico legato a Mosè, offre panorami mozzafiato e preziose testimonianze storiche. Gestito dai Francescani, conserva mosaici bizantini e opere d'arte italiane. Vicino, a Madaba, si trova il Parco Archeologico con mosaici e antichi reperti. Un luogo da visitare per immergersi nella storia e nella pace.

Giordania. Un Monte  tra misteri  e sorprese

Giordania. Un Monte tra misteri e sorprese

C’è un lembo di Giordania che parla italiano: è il Monte Nebo. Da quest’altura di 817 metri slm, a 43 km da Amman, secondo la tradizione biblica Mosè - il profeta venerato dalle religioni monoteiste, Cristianesimo, Ebraismo, Islam- vide quella Terra Promessa che mai raggiunse (sarebbe morto e sepolto da queste parti).

Una brezza leggera invita a sostare e a guardare lontano, verso quel paesaggio brullo, con a sud il Mar Morto e il deserto, a ovest la valle del fiume Giordano con le montagne da Hebron a Nablus, e poi più a nord Jebel Ousha e le pendici meridionali del Wadi Zarqa. E quando il cielo è nitido si intravedono Betlemme, Gerusalemme, il passo di Gerico. Fratello Ibrahim Pio Haddad fa parte della piccola comunità francescana, che gestisce il Monte Nebo, ed è una preziosa fonte di notizie: racconta la storia del luogo, fin da quando, nel 1933, i Francescani comprarono questi terreni dai beduini, con 500 dinari d’oro.

Qui c’era una piccola chiesa del IV secolo per commemorare la morte di Mosè, poi trasformata nel V e VI secolo, e grazie agli scavi di Michele Piccirillo, frate minore francescano e archeologo, diventata la grande basilica attuale, con gli splendidi mosaici bizantini (stupendi quelli con gli animali). Ma il Monte Nebo parla ancora italiano. Una stele alta sei metri dell’artista Vincenzo Bianchi riporta alcune scritte: in latino “Un solo Dio e Padre di tutti, al di sopra di tutti”, poi in arabo e in greco “Dio è amore”.

Sono raffigurati i profeti dell’Antico Testamento, ma abbozzati perché vedevano il futuro in maniera ancora velata. Ancora, la Croce Serpentina fuori dal santuario è dello scultore italiano Gian Paolo Fantoni e rappresenta il bastone che Mosè innalzò nel deserto. Qui nel 2000 Papa Giovanni Paolo II celebrò l’inizio del nuovo millennio nel suo pellegrinaggio in Terra Santa. Restiamo nel passato con un’altra meraviglia: a meno di 10 km ecco Mabada, sorta sull’antico sito biblico di Medba o Medaba lungo la Via dei Re. Eretta verso l’850 a.C. dal re moabita Mesha, prosperò sotto i Bizantini, che eressero edifici con raffinati mosaici, quello più famoso rappresenta la mappa della Terra Santa nella chiesa greco-ortodossa di San Giorgio. L’originale era di 90 mq e raffigurava città, paesi, mari, fiumi.

L’edificio fa parte del Parco Archeologico, diviso in due aree con le chiese bizantine, i resti della strada romana, il Palazzo Bruciato e la Chiesa dei Santi Martiri, che oltre a uno stupendo mosaico con scene di caccia, conserva colonne e capitelli di epoca romana. A Madaba ritroviamo l’attività di padre Michele Piccirillo, che qui avviò la Scuola di Mosaico nel ’92. Ma la sua opera più importante, oltre al Monte Nebo, è l’ l’identificazione di Umm ar-Rasas – la biblica Kastron Mefa’a – nell’’86, con il complesso di Santo Stefano dagli straordinari mosaici, a 30 chilometri a sud-est di Madaba.

È assolutamente da vedere, in un paesaggio antico, brullo e assolato, dove lontano si intravede l’antica colonna di uno stilita: uno scenario di pace che è il vanto di questo Paese, in un’area geografica che di pace ha bisogno. Info su www.visitjordan.com