Martedì 16 Aprile 2024

Fontana, l’onda dello spazialismo. L’arte spiazzante di tagli e buchi

Il documentario su Lucio Fontana racconta la rivoluzionaria ricerca artistica dello spazialismo e le sperimentazioni dell'artista, sfidando le critiche e creando opere senza confini.

Fontana, l’onda dello spazialismo. L’arte spiazzante di tagli e buchi

Fontana, l’onda dello spazialismo. L’arte spiazzante di tagli e buchi

Chissà se, oggi, davanti a opere battute a cifre astronomiche, la grande mecenate e collezionista statunitense Peggy Guggenheim lo avrebbe detto ancora: "Fontana è a mio avviso terribilmente noioso, con tutti quei buchetti". Così, prima di ricredersi, aveva liquidato Lucio Fontana, il rivoluzionario dello spazialismo del secondo ’900, l’artista dei buchi e dei tagli. Era abbastanza normale che accadesse, ricorda, oggi, una grande amica di Fontana, l’artista Fausta Squatriti: "Era adorato dagli artisti e odiato dai borghesi – spiega – perché non capivano la ragione di questo taglio. Era un gesto provocatorio. Per un artista fare qualcosa che non vuol dire niente è andare all’aldilà". Voci di ieri e di oggi che si intersecano con quella dello stesso Fontana, tratte dalle Teche Rai, nel documentario di Valeria Schiavoni con la regia di Barbara Pozzoni, Lucio Fontana, in onda domani alle 21.15 su Rai5 per Art Night, con Neri Marcorè.

Un documentario che si propone di raccontare per la prima volta in maniera completa la ricerca dell’artista, le sue sperimentazioni e la Milano che custodisce molte delle sue opere. Sculture in particolare, perché – sono parole di Fontana – "io ho sempre creduto a queste mie ricerche con una fede straordinaria, e per fortuna le ho potute portare a termine perché avevo questo mestiere, lo scultore, che mi ha fatto guadagnare e mi dato la facilità di dedicarmi, con una passione vera, a queste nuove ricerche".

Così – nel 1947, dopo sette anni in Argentina – nasce il suo Spazialismo che “sfonda“ la tela. "Con il Concetto Spaziale – spiega Luca Massimo Barbero, consulente scientifico della Fondazione Lucio Fontana – l’opera non diventa più un oggetto, ma il corpo di un’idea, un concetto. Lo spazialismo è un movimento pieno di giovani, liberissimo, che cambierà la storia dell’arte del dopoguerra". Anche perché, da lì in poi, non ci sono materiali che Lucio Fontana non sperimenti: la ceramica, il bronzo, il mosaico e vernici diverse. Capita persino con la tv delle prime sperimentazioni, nel 1952, in cui “gioca“ con la luce. La motivazione la dà lui stesso: "Ho capito che l’artista domina la materia, e quando la materia è capita dall’artista diventa una materia nobile. Ad esempio, col marmo Michelangelo ha fatto dei capolavori e poi si fanno gli scalini, col bronzo si fanno opere d’arte stupende e poi le maniglie".

Una concezione dell’arte e dell’essere artista che gli fa serenamente ignorare le critiche e il documentario ne fornisce un divertente esempio quando ne ripropone le parole pronunciate con un sorriso sornione e in un misto di italiano e milanese, con un curioso accento sudamericano: "Io buco questa tela che era la base di tutte le arti e ho creato una dimensione infinita. Chi la vuol capire, sennò continuo a dire che l’è un büs...". Un buco. Semplicemente, o forse no.

g. b.

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