Sanremo 2024: da Ghali a Mahmood, voci di un Paese cambiato

Il talento, il melting pot fra culture, l’impegno concreto lontano dagli slogan

Roma, 11 febbraio 2024 – Ius soli no? Ius Sanremo sì. "Amo e credo in questo Paese che ripudia la guerra per Costituzione. Sono nato in Italia, mi sposerò in Italia, i miei figli saranno italiani, morirò in questo Paese. Sono anch’io un Italiano Vero". Lo ha scritto Ghali sui social dopo la serata delle cover durante la quale si è esibito al Festival di Sanremo mescolando le sue canzoni Bayna e Cara Italia con L’italiano di Toto Cutugno.

74th Sanremo Music Festival
74th Sanremo Music Festival

Ghali Amdouni nato a Milano nel ’93 e cresciuto nel quartiere di Baggio, è figlio di due tunisini arrivati nel nostro Paese negli anni Ottanta. "Per diventare italiano ha dovuto compiere 18 anni – raccontava a settembre nel lunghissimo articolo a lui dedicato dal New York Times –, al termine di un iter complicato, perché in Italia non si applica lo ius soli. Chi è nato sul territorio nazionale da genitori non italiani non ha automaticamente la cittadinanza", spiegava il rapper ai lettori statunitensi che, nati da genitori stranieri sul suolo Usa, sono americani di prima generazione; chi è nato in Italia da cittadini stranieri da noi è un immigrato di seconda generazione (anche se immigrato non è).

Di questo Ghali canta anche nel suo brano del 2019 Flashback: "Intervistatori mi chiedono ius soli? Credo soltanto che siamo più soli".

Se c’è una foto, un fermo immagine da incorniciare in questo Sanremo 2024 è proprio quello che ritrae sul palco dell’Ariston Mahmood che presenta Ghali: entrambi in gara, il primo già vincitore di due Festival, nato a Milano nel ’92 da madre sarda (che l’ha cresciuto) e padre egiziano (che l’ha abbandonato), “melting pot“ vivente di tradizione musicale italiana, contemporaneità black e raffinatezze melismatiche, un talento straordinario, nonché autore e interprete, con Blanco nel 2022, dell’unico duetto d’amore tra due uomini nell’intera storia storia della rassegna.

Mahmood non ha mai fatto proclami su quel palco, le sue rivoluzioni – profondissime – le ha fatte con la sua arte e la sua sensibilità.

E poi ecco Ghali: prima di intonare L’italiano di Cutugno, all’Ariston attacca con Bayna, in arabo, e Bayna è il nome della nave soccorso donata dall’artista a Mediterranea Saving Humans. Operativa dallo scorso marzo, l’imbarcazione a novembre 2023 ha contribuito a mettere in salvo 227 vite nel Mediterraneo, tra cui quelle di un bimbo di due mesi – il più piccolo mai salvato. "L’italiano di Toto Cutugno è l’unica canzone italiana che mia madre cantava quando ero bambino ed è l’ultimo ricordo che ho dei miei genitori insieme. Penso sempre di rappresentare quei ragazzi di quartiere con genitori che hanno faticato tanto per crescerli" ha scritto ancora Ghali su Instagram, anche lui cresciuto dalla sola madre.

A questo Sanremo il rapper di Baggio il cui nome in arabo significa “prezioso“, ha poi portato in gara un brano con un verso che recita: "Come fate a dire che qui è tutto normale / per tracciare un confine / con linee immaginarie bombardate un... ospedale", e ieri sera ha ribadito sul palco: "Stop al genocidio". Ha osato dire ciò che non va detto, non in pubblico, su come va davvero il mondo. Ecco: se il Sanremo 2024 è quello della giovinezza libera e forte di Geolier, Angelina Mango e di Big Mama, e soprattutto dell’Italia coraggiosa di Ghali e di Mahmood, allora sì, Sanremo si può persino amare.

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