Coraggio e inclusione. La vita di Chiara Boni tra creatività e sogno

Minigonna e maxicappotto, questa è stata la ’divisa’ di Chiara Boni quando da ragazza è partita da Firenze per sbarcare a Londra, come tanti giovani della sua generazione. La ’Swinging London’ l’ha stregata e forse le ha fatto capire che la moda era nel suo destino. Insieme all’amore, al successo, all’ambizione di sfondare in un mondo difficile , al pensiero – tipico di tutte le mamme – totalizzante per il figlio Giacomo Maschietto, all’impegno sociale e politico, all’amicizia con tanti personaggi famosi ma soprattutto con tante donne, le sue vere amiche che la ricambiano di affetto e stima.

Ed è interessante sentirla raccontare i vari "disastri" come ironicamente la stilista chiama le peripezie del privato e del lavoro dalle pagine della sua autobiografia ’Io che nasco immaginaria’ scritta con Daniela Fedi, critica di moda de Il Giornale e anche lei prima di tutto amica, per la casa editrice Baldini+Castoldi. Uno spaccato della società dagli anni Sessanta a oggi, fino all’ultimo defilè di ’Chiara Boni La Petite Robe’ a settembre scorso durante la Fashion Week femminile milanese che ha segnato anche il suo ritorno sulle passerelle italiane dopo alcuni anni per gli show a New York.

Perché il coraggio non è mai mancato a Chiara Boni come quello di decidere che le sue Petite Robe sarebbero andate fortissimo in America, in quella società borghese e festaiola in cui già alle sei del pomeriggio ci si veste da sera: e cosa di meglio dei sinuosi abiti elasticizzati e col taglio vivo, neri o coloratissimi, che stanno anche a chi ha qualche chilo in più come Oprah Winfrey che ha subito amato la moda di Chiara? Da quel boom di vendite ecco l’approdo di nuovo a Milano dove nei tempi belli del Gruppo GFT di Marco Rivetti la stilista sfilava in un bel cortile di via Brera e mandava in passerella amiche famose, attrici, giornaliste e ogni tanto qualche curvy. Antesignana dell’inclusione e del pensiero per una bellezza ugualitaria, che non fa differenza di taglie ma di cervelli.

Quasi 150 pagine sull’infanzia vissuta a Firenze – dove è tornata tre sere fa con Daniela Fedi alla ’Libreria Feltrinelli’ di Piazza della Repubblica per l’incontro moderato da Matteo Manà, giornalista di MFF – Milano, Torino, gli incontri romani, il giro del mondo dei viaggi, la passione per le estati in barca, gli uomini potenti incontrati dal primo marito Titti Maschietto, all’incontro con un uomo potente come Cesare Romiti, al secondo marito l’indimenticabile imprenditore Angelo Rovati, fino al compagno di oggi il manager Fabrizio Rindi.

"Si dice che le amiche possano salvare una serata, una giornata e anche la vita – racconta nella prefazione Daniela Fedi con la sua scrittura limpida, incalzante, colta –. Questo libro non sarebbe nato senza un groviglio pressoché inestricabile di amicizie femminili". E via con le storie di solidarietà e affetto, di complicità intelligente, che pullulano nel volume che ha in copertina una immagine splendida di Chiara Boni come una condottiera, visionaria e ribelle. Fino all’amicizia con Elisabetta Sgarbi, mentore del libro. E non è certo un caso che l’ultima testimonial della stilista sia stata Drusilla Foer, anche lei fiorentinissima che ha aperto il defilè a settembre scorso cantando ’Smile’: una nuvola affascinante, come un sogno, prima di mandare in passerella le modelle per un meraviglioso e seducente ritorno a Milano.

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