‘C’è ancora domani’ fa il botto anche a Parigi: applausi e lacrime per Paola Cortellesi sugli Champs-Elysées

Il film è diventato ormai una bandiera del cinema italiano nel mondo e continua a polverizzare record e ottenere successi

Paola Cortellesi, regista e interprete, sul set di 'C’è ancora domani'

Paola Cortellesi, regista e interprete, sul set di 'C’è ancora domani'

Paola Cortellesi e il suo 'C'è ancora domani' non hanno intenzione di fermarsi. E, soprattutto, il pubblico non sta minimamente chiedendo loro di farlo. E così dopo l'enorme e storico successo ottenuto in Italia, dopo che anche Hollywood se n'è accorta, dopo l'intenzione - per ora è soltanto una voce, chissà se si concretizzerà - da parte di Lady Gaga di acquistare i diritti del film, ecco un nuovo colpaccio.

'C'è ancora domani' ha raccolto un'ovazione al Publicis, uno dei cinema più importanti di Parigi. La 'Ville Lumière' ha applaudito e in alcuni casi si è anche commossa al primo film da regista di Paola Cortellesi.

Un successo inaspettato, ma sperato da tutto il cinema italiano - inutile negare che grazie a Paola Cortellesi, al suo staff, agli attori del film e a tutte le persone che hanno partecipato alla realizzazione di quest'opera d'arte tutto il movimento italiano è tornato sotto i riflettori internazionali -, che ha visto il tutto esaurito nel cinema sugli Champs-Elysées.

Cosa significa? E' solo un vanto, un vezzo, una nuova mostrina sul petto del "Comandante Cortellesi"? No, i continui attestati di stima, i risultati stratosferici al botteghino, i riconoscimenti che 'C'è ancora domani' hanno un significato molto profondo: per il cinema italiano di qualità e di cuore c'è veramente ancora domani. C’è veramente la possibilità di avere successo raccontando qualcosa che non va dietro alle mode, alle tendenze del momento, che non fa solo ridere o solo piangere, che non tratta lo spettatore come qualcuno che non riesce a comprendere e che ha a tutti costi bisogno di prodotti trash per alleggerirsi la giornata o la settimana. C’è un futuro per il cinema italiano che approfondisce, che si interroga, che “non si lascia mai stare”. E a darne conto è un oggi che finalmente si presenta brillante.

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