Il fossile in una ricostruzione artistica(Foto: Klug et al. Swiss J Palaeontol (2021))
Il fossile in una ricostruzione artistica(Foto: Klug et al. Swiss J Palaeontol (2021))

Da predatore a preda nel giro di un istante. È questa la "fotografia" che emerge da un eccezionale fossile risalente al periodo Giurassico, che immortala l'ultimo pasto di uno sfortunato calamaro, che dopo avere catturato un crostaceo è diventato a sua volta vittima del morso letale di un probabile squalo preistorico.

Il prezioso reperto, descritto sulla rivista Swiss Journal of Palaeontology, è stato scoperto da un ricercatore dilettante in un una cava in Germania, nell'ormai lontano 1970. Dopo avere passato decenni in una collezione privata, il fossile ha attirato l'attenzione del Museo Statale di Storia Naturale di Stoccarda, che lo ha acquistato per consentire al suo team di esperti di studiarlo a fondo.

Per descrivere questo tipo di ritrovamento gli scienziati hanno coniato il termine "pabulite", che nasce dall'unione della parola latina pabulum (cibo) e di quella greca lithos (pietra). Si tratta di uno di quei rari casi in cui, per un tragico gioco del destino, la natura ha trasformato in un fossile una creatura che era impegnata a divorarne un'altra. Nello specifico, la roccia recuperata in Germania conserva l'impronta di un esemplare di belemnite (un cefalopode simile a un calamaro), che circa 180 milioni di anni fa allungava i suoi tentacoli su un crostaceo del genere Proeryon, una specie di aragosta con arti lunghi e sottili.

Analisi approfondite hanno tuttavia messo in luce un ulteriore risvolto della storia, che non appare subito evidente a un primo colpo d'occhio. Proprio mentre stava spalancando le sue fauci, la belemnite è stata colta di sorpresa da un killer ancora più grande e pericoloso che le ha inferto un morso fatale. Gli autori ipotizzano che ad affondare i denti nel corpo del calamaro sia stato un Hybodus hauffianus, un antico squalo del Giurassico. Dopo l'assaggio, il predatore ha lasciato che il resto del cefalopode e il malcapitato crostaceo si adagiassero sul fondale, regalando involontariamente ai posteri una testimonianza di com'era un tempo la vita negli oceani.