Giovedì 18 Luglio 2024
BEATRICE BERTUCCIOLI
Magazine

Beppe Fiorello si scopre regista. "Una storia vera, un inno alla vita"

Il debutto con 'Stranizza d’amuri': il caso di due ragazzi omosessuali ufficialmente suicidi in Sicilia

Una stranezza inaccettabile che un ragazzo ami un altro ragazzo. Peggio, una vergogna per le famiglie e la comunità tutta. Giuseppe Fiorello dedica il suo primo film da regista, Stranizza d’amuri, da domani nelle sale, "a Toni e Giorgio che, nel 1980 in Sicilia, furono uccisi perché si amavano". Sposta la vicenda due anni più avanti, nell’estate del 1982, quando tutta l’Italia è davanti alla televisione e festeggia la nazionale di Paolo Rossi campione del mondo. Girato tra Noto, Pachino, Marzamemi, il film affida a due giovani attori, Gabriele Pizzurro e Samuele Segreto, il compito di dare vita a slanci e patimenti di due meravigliosi adolescenti derisi e perseguitati.

Fiorello, come nasce questo film?

"Una dozzina di anni fa lessi un articolo in cui si parlava di un delitto avvenuto trent’anni prima. A Giarre, in provincia di Catania, due ragazzi, Toni e Giorgio, erano stati trovati senza vita, morti per un colpo di pistola alla testa, e accanto ai loro corpi un bigliettino in cui era scritto: “Ce ne andiamo perché non sopportiamo più queste ingiurie, questi soprusi“. Il fatto venne archiviato come un caso di omicidio-suicidio ma la scena spiegava chiaramente che non era andata così".

Perché proprio questa storia per la sua opera prima?

"Perché mi ha molto colpito. E, da siciliano, mi sono sentito in qualche modo anche in colpa, corresponsabile di quella mentalità che ha portato all’insabbiamento di questa vicenda. Il film nasce, non perché volessi fare il regista, ma proprio per raccontare questa storia, che comunque ho rielaborato molto liberamente. Ma non mi interessava farne un film di denuncia. La mia ambizione è che arrivi come un inno alla vita e alla libertà. E c’è in questa storia molto di me, di quel tratto importante e meraviglioso della vita che è l’adolescenza, quando tra amici ci si ama pur non essendo omosessuali".

Come è cambiata la mentalità? Come reagirebbero oggi famiglia e paese di fronte all’amore di due ragazzi?

"Mi auguro che potrebbe esserci una reazione diversa da quella di allora. Ma non si può generalizzare; anche a quell’epoca nella mia città c’erano ragazzi omosessuali accettatissimi dalle loro famiglie, altri no, altri che se ne andavano. Tutto questo accadeva e accade ovunque".

Il film è anche un omaggio a Franco Battiato?

"Certo, è stato la colonna sonora della mia adolescenza e sono felicissimo che una parte della sua musica sia nel mio primo film e gli dia anche il titolo. E che l’ultima voce che si sente sia la sua, con il brano Stranizza d’amuri, per me è motivo di grande orgoglio".