Giovedì 13 Giugno 2024
PIERFRANCESCO PACODA
Magazine

L’alluvione in Romagna, Beatrice Venezi in concerto a Imola. "Musica per non dimenticare"

Domenica pomeriggio sarà sul podio del teatro Ebe Stignani con due opere di Čajkovskij. "La mia missione è rendere popolare il repertorio classico. E racconto l’importanza delle donne"

Imola (Bologna), 11 novembre 2023 – Per mantenere viva l’attenzione su una terra devastata dalle inondazioni, la musica è un ottimo linguaggio. Specie se a metterlo in scena è una personalità come Beatrice Venezi che domani (ore 17.30) sarà sul podio del Teatro Ebe Stignani di Imola per dirigere l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona (Giuseppe Gibboni al violino) in un ‘Concerto per la Romagna’. In programma il Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 35 e la Sinfonia n.6 in Si minore op. 74 "Patetica" di Pëtr Il’ic Čajkovskij.

Beatrice Venezi, 33 anni, direttore d'orchestra
Beatrice Venezi, 33 anni, direttore d'orchestra

Venezi, la musica continua a essere strumento di riscatto e di rinascita?

"La musica è unione, ha la capacità di tenere insieme le persone su un piano emozionale, è la forza dell’arte, e sarò al Teatro di Imola perché bisogna continuare a parlare di quello che è successo in questa terra, ognuno con i suoi mezzi. Il mio è la direzione d’orchestra".

Tre importanti istituzioni insieme per il concerto di domani. Che cosa significa?

"È un’altra dimostrazione di come la musica possa superare le differenze, eliminare le barriere. Per esprimere solidarietà a questa terra, hanno unito le loro forze, alcune tra le realtà più importanti per l’alta formazione. La Fondazione Accademia Incontri col Maestro, che è la padrona di casa, la Fondazione Arena di Verona e l’Accademia Chigiana, dove io mi sono formata".

La formazione è un argomento che se sta molto a cuore.

"Bisogna rendere la musica classica popolare. Per me è una missione e questo desiderio è alla base di un ciclo di trasmissioni per RaiPlay, che ho appena terminato di girare e che saranno disponibili tra pochissimo. Si chiamerà ‘Voci fuori dal coro’, e racconterà l’importanza delle figure femminili nella musica, donne che, con la loro creatività, hanno combattuto i pregiudizi. Mi accompagneranno tantissime ospiti, come le sorelle Rana, Beatrice e Ludovica".

Come si svilupperà il programma?

"Come un viaggio che solca le epoche, da Ildegarda di Bingen, santa, mistica e musicista a Bjork. Presenterò la musica in una prospettiva diversa, che non sempre è stata riconosciuta. Penso a Clara Schumann, passata alla storia per essere stata la moglie di Robert Schumann e che invece ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo del romanticismo tedesco che probabilmente senza di lei non sarebbe esistito".

Tema di grande attualità, quello della battaglia contro i pregiudizi.

"La consapevolezza delle proprie capacità è il dono più importante che oggi un giovane possa farsi. E la storia della musica, nel programma, insegna come è possibile mettere in discussione le regole sociali, quando, come è successo con le donne, ostacolano lo sviluppo e la valorizzazione dei talenti".

Il suo impegno a favore della musica si concretizza anche nel ruolo di consulente del ministro della Cultura .

"L’ambizione, con il Ministero, è di rendere più efficace la cosa pubblica, meno burocratica e al servizio degli artisti. C’è moltissimo da fare, abbiamo iniziato con il riconoscimento dell’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, una conquista importante, per chi fa questo lavoro. Poi sono intenzionata ad addentrarmi nella complessità delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, che adesso sono enti di diritto privato e credo invece che debbano assolutamente rientrare nel pubblico, ovviamente facendo i conti con le economie a disposizione. Penso anche sia indispensabile, in queste realtà, separare in maniera netta la figura del sovrintendente da quella del direttore artistico, riconoscendo al primo una competenza esclusivamente manageriale. Ma è il comparto nel suo complesso a dover essere rinnovato, semplificando il meccanismo del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo e poi dovremmo finalmente occuparci dei rinnovi dei contratti nazionali di lavoro che in alcuni casi, penso alle masse orchestrali, sono fermi da anni. Gli ultimi governi non ci sono riusciti. Credo che questa volta ce la faremo".

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