Addio caro Jimmy, ballando . Villotti il chitarrista e poeta swing

di Gian Aldo Traversi «Jimmy, raccontaci». È la richiesta che vorremmo fargli, tra luci e ...

Addio caro Jimmy, ballando . Villotti il chitarrista e poeta swing
Addio caro Jimmy, ballando . Villotti il chitarrista e poeta swing

"Jimmy, raccontaci". È la richiesta che vorremmo fargli, tra luci e tenebre azzurrognole di un passato di cosmogonie villottiane che stenterà a svanire nei luoghi d’ascolto che il musicista compositore prediligeva. Jimmy Villotti, il vate di una Bologna "locus artis", trafitta da una perdita che fa male all’immaginario collettivo come quella di Lucio Dalla, è spirato l’altra notte nell’abitazione pedecollinare che divideva con la moglie, Natascia Mazza, manager di vita e di palco: "Se ne va il mio grande amore, l’amore grande della mia vita. Non è un addio ma un arrivederci". Jimmy aveva 79 anni. La città già ne rimpiange la musica lineare e morbida, eseguita con un piglio un po’ teatrale e il trasporto profondo da poeta dello swing. Marchio di fabbrica del compositore chitarrista, ma anche scrittore dai tanti colori che giocava col bebop schivando le trappole del virtuosismo. Convinto che l’imperfezione nel pentagramma fosse una spezia necessaria.

Lievitato nel pop rock, poi profeta del jazz, "biassanot" delle osterie popolate di artisti, compagno di ribalta per più di mezzo secolo di Lucio Dalla e Francesco Guccini, Gianni Morandi, Luca Carboni e Vinicio Capossela. Chitarra storica di Paolo Conte che gli aveva dedicato il brano Jimmy, ballando. Il cui commosso addio sottolinea "il grande dolore per la scomparsa dell’ amico ed eccellente artista. Uomo di simpatia ed empatia che sarà rimpianto da chiunque l’abbia conosciuto". Un tragitto che ha toccato cieli diversi, da Wes Montgomery e Grant Green a Lee Morgan. Tra ardore di misticismo nei ritiri spirituali ("ma fui accettato come parte della messa", rivelerà), eventi sonori e letterari speziati di "sense of humour", come nel caso dell’arte svelata del musicista nella scia di quella concettuale di Piero Manzoni.

Con Villotti la festa non finiva mai. Per il modo singolare in cui si poneva l’artista a cui pionieri beat e sale da ballo insegnarono a ricacciare l’ego col talento dell’outsider. Un profilo di seduzione che aggiornerà anno dopo anno, libro dopo libro (otto volumi tra l’87 e il 2019), disco dopo disco (da Jimtonic dell’88 a Fragile del 2021). Le vette della fama le attinse con l’opera rock Giulio Cesare, che fu un successo. Alla fine il jazz sovrastò il resto con la partnership di Marangolo e Bandini.

Dolore e lodi li esprime Pupi Avati: "Villotti era tra i nostri musicisti che in rapporto a quelli di altre regioni mostrava guizzi geniali. Al talento musicale accoppiava un’originale inclinazione per la scrittura a cui sognava di potersi dedicare in toto". Per Gianni Morandi Jimmy è stato un grande musicista, un jazzista, un autore: "Eravamo amici da una vita, ci vedevamo spesso, ha scritto brani per me. Oggi il dolore è forte". Per Guccini: "Un amico. Un genio".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro