Calatrava & C., l’Emilia è contemporanea

La stazione Mediopadana griffata dall'archistar e molto molto altro

Ti sorprende con il suo candore quando compare all’improvviso nel cuore della pianura in una bella giornata di sole. E ti sembra quasi di sfiorarla, passandole accanto lungo l’autostrada A1. Quella forma morbida e sinuosa che dà l’impressione di salire e scendere, spostandosi insieme a te, e alla sera si illumina di una speciale magia, è una delle opere più incredibili e ammirate degli ultimi anni: ha incantato anche Gabriele Salvatores che l’ha affiancata agli storici mosaici di Ravenna nel suo filmato per il Belvedere del Padiglione Italia all’Expo.

La stazione Mediopadana di Reggio Emilia, lungo la linea ferroviaria ad alta velocità tra Bologna e Milano, porta la firma di Santiago Calatrava, l’architetto spagnolo che all’Expo ha progettato il padiglione degli Emirati Arabi: a Dubai ha reinterpretato il volo di un falco, costruendo un edificio con un tetto composto da 28 ‘ali’ che si possono aprire in tre minuti, a Reggio Emilia ha immaginato un’onda con un disegno sinusoidale che dà il senso dell’armonia, del movimento e anche del futuro. Acciaio bianco e vetro sono gli elementi fondamentali della maestosa stazione ferroviaria, lunga 483 metri: è composta da 19 moduli costituiti da una successione di 25 portali sfalsati e distanziati fra loro di circa un metro, che creano appunto l’effetto dell’onda.

Per i più curiosi, l’infrastruttura pesa la bellezza di 14mila tonnellate. Costruita in tre anni e inaugurata nel giugno del 2013, è divenuta in breve tempo un’icona, un simbolo, proprio come ‘Le Vele’, i tre ponti progettati sempre dall’architetto Calatrava, visibili a poca distanza: il ponte centrale con un arco alto 50 metri, in acciaio bianco e cemento, e i due ponti laterali strallati, con il pilone ad arco che raggiunge i 70 metri d’altezza. Sono poderosi eppure appaiono leggerissimi, quasi eterei, suggestivi e affascinanti.

L’Emilia Romagna è costellata da numerosi esempi di architettura contemporanea, anche fantasiosa e ardita. A Modena è di grande effetto il ‘cofano giallo’ che l’architetto Jan Kaplicky ha pensato per il Museo Enzo Ferrari, così come è inconfondibile il ‘cubo’ che l’architetto Aldo Rossi collocò al centro della nuova ala del cimitero monumentale di San Cataldo. Nel Fiera District di Bologna svettano le torri di Kenzo Tange, realizzate a partire dal 1972, e a pochi passi, davanti all’ingresso della fiera, il Padiglione de l’Esprit Nouveau di Le Corbusier: progettato dall’architetto svizzero francese venne realizzato nel 1925 per l’Exposition international des arts décoratifs di Parigi e poi fu distrutto, ma nel 1977 i due architetti Giuliano Gresleri e Josè Oubriere ne fecero a Bologna una replica tanto fedele (c’è perfino l’albero inglobato nella struttura), da ottenere il riconoscimento della Fondation Le Corbusier.