L’Ue apre le porte all’Ucraina, Caracciolo: "Ma la strada è lunga e in salita. A Kiev servono aiuti”

L’analista di geopolitica è scettico sul via libera del Consiglio europeo ai negoziati per l’adesione: "Il Paese è in parte occupato dai russi, dipende totalmente dall’Occidente per armi e risorse"

Roma, 16 dicembre 2023 – Un Paese in difficoltà, che avrebbe bisogno di aiuti concreti, non di un cammino negoziale. Una Russia forte, determinata a riprendersi il suo posto nel mondo. Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista italiana di geopolitica Limes, spiega perché la strada verso l’Europa di Kiev è lunga e tutta in salita.

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky (al centro), 45 anni, durante la sua visita a Wiesbaden, in Germania
Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky (al centro), 45 anni, durante la sua visita a Wiesbaden, in Germania

Lucio Caracciolo, il Consiglio Europeo ha dato il via libera ai negoziati di ingresso dell’Ucraina in Unione Europea. Molti parlano di passo storico.

"Mi pare più cronaca che storia. La storia sarebbe l’ingresso dell’Ucraina nella Ue. Ho l’impressione che spesso Bruxelles scambi i simboli con i fatti. È chiaro che non si poteva non aprire un negoziato con l’Ucraina dopo tutto quello che è successo, ma tutti sanno molto bene che è impossibile integrare nell’Unione Europea un Paese in guerra e in parte occupato da una potenza straniera. Io poi penso che per gli ucraini sia molto più urgente un cessate il fuoco, a cui forse noi europei non stiamo contribuendo".

Quali sono i maggiori ostacoli che secondo lei l’Ucraina dovrà affrontare in questo cammino negoziale?

"Non mi pare che sia una cosa che si prospetta immediatamente perché appunto si apre un periodo di negoziato. Ma soprattutto mi domando se sia questo il punto. L’Ucraina è un Paese che si trova in una condizione disperata, che dipende totalmente, sia dal punto di vista militare che economico-finanziario, dagli aiuti occidentali. È un Paese ancora occupato dalla Russia. Noi ci laviamo le mani, dicendole “magari fra qualche anno o decennio entri in Unione Europea“. E poi? Quale Ucraina entra in Europa? Perché è impossibile che l’Ucraina torni nei confini del 1991".

L’Unione Europea supporta l’integrità territoriale dell’Ucraina.

"L’Unione Europea non la può fare rispettare. Non è questo il punto. Dobbiamo partire dal dato di fatto".

Tornando al suo ragionamento iniziale, quali dovrebbero essere le mosse dell’Unione Europea per dare un contributo significativo all’Ucraina?

"Per esempio, preparare un piano mobilitando tutte le forze disponibili di aiuti finanziari immediati, di sostegno alla popolazione ucraina e anche agli ucraini che sono fuori dall’Ucraina e vorrebbero rientrare. L’Ucraina ha un problema demografico enorme, lo vediamo anche sul fronte militare dove non hanno più soldati da mandare. Il Paese diventò indipendente con 51 milioni di abitanti e oggi ne ha meno di 30".

Putin ha tenuto una lunga conferenza stampa. Fra i tanti spunti c’è un’apertura agli Stati Uniti. Crede si sia arrivati a un momento di cessate il fuoco e un avvio dei negoziati?

"Russi e americani si parlano da sempre. Il punto è vedere che cosa concretamente sono disposti a fare. La Russia si trova in una condizione che un anno fa gli americani e gli occidentali pensavano impossibile, se non sull’orlo della disgregazione quantomeno prossima a un cambio di regime. Ora tutto questo non pare, sottolineo pare, attuale. La Russia si sente rafforzata e soprattutto pensa alla sua visione strategica. Il compromesso con l’Occidente le serve per essere parte di un sistema g lobale".

Come vede la geopolitica russa nel medio termine, data anche la situazione in Medio Oriente?

"La Russia sta attuando da tempo una manovra di aggiramento da Sud, a partire dalla Siria, dove entrò nel 2015. Si è poi spinta in Libia, dove sta cercando di dotarsi di una base probabilmente a Tobruk e poi forse anche una sul mar Rosso in zona Egitto o Sudan e sta crescendo la sua influenza nel continente africano. Cambia, in prospettiva la traiettoria geopolitica complessiva della Russia, che però rischia di perdere il cuore della propria area di influenza ossia lo spazio ex sovietico e alcune zone del territorio nazionale sempre più nell’orbita cinese. Fra Mosca e Pechino in Africa sono spesso concorrenti più che più che alleati".