Mercoledì 22 Maggio 2024

“Trump mi ha violentato nei camerini”. La testimonianza in aula della giornalista Carroll

L’udienza nella causa che la donna ha intentato contro l’ex presidente degli Stati Uniti. “Non ho denunciato subito perché mi vergognavo. E avevo paura di lui”

E. Jean Carroll arriva in tribunale a New York per la causa contro Trump (Ansa)

E. Jean Carroll arriva in tribunale a New York per la causa contro Trump (Ansa)

New York, 27 aprile 2023 – “Sono qui perché Donald Trump mi ha violentata, e quando ne ho scritto, ha detto che non è successo”. Così la giornalista statunitense E. Jean Carroll ha parlato in aula ieri a New York durante l’udienza nella causa civile per violenza e diffamazione intentata contro l’ex presidente Usa, già incriminato con l’accusa di aver comprato il silenzio delle donne con cui avrebbe avuto una liason. Trump “ha mentito e ha infranto la mia reputazione e io sono qui per cercare di riprendermi la vita".

Caroll accusa Trump di averla violentata in una camerino dei grandi magazzini Bergdorf Goodman a New York, nella primavera del 1996 e poi di averla diffamata anni dopo quando lei raccontò quei fatti. Il tycoon, che allora era solo un imprenditore e non un politico, ha più volte smentito. 

"Quando Trump mi chiese un consiglio sugli acquisti ero contenta, pensavo solo al fatto che sarebbe stata una storia divertente da raccontare”, ha racconto testimoniando davanti alla giuria.

Carroll ripercorre i secondi passati in ascensore con il tycoon. Secondo quanto riporta la Cnn, la giornalista ricorda “che probabilmente stava flirtando con Trump prima del presunto assalto”, senza pensare a “nulla di serio”. 

Il racconto prosegue: i due arrivano nel reparto di lingerie,  Trump le suggerisce di provare un capo. La giornalista scherza: “Dovrebbe provarlo lei”.  Carroll pensa ancora che il tycoon stia giocando con lei. "Non avevo nessuna intenzione di provare la lingerie ma lo seguii in camerino credendo che fosse uno sketch perfetto per il Saturday Night Live (un talk tv ndr). Non immaginavo quello che sarebbe successo di lì a poco". 

Trump a quel punto l’avrebbe spinta contro il muro violentandola. Il racconto in aula del presunto stupro è dettagliato. Carroll si ferma, turbata. A domanda del suo avvocato, Michael Ferrara, risponde: “Cosa ho pensato in quel momento? Ho pensato e penso sempre a perché sono entrata in quel camerino, perché mi sono messa in quella situazione. Poi l’ho colpito col ginocchio e l’ho spinto via”. 

Carroll ha spiegato poi di non aver subito realizzato la gravità di quanto era succeso. Di aver chiamato un’amica ridendo. Quell’amica le disse che avrebbe dovuto denunciare. Non l’ha fatto nell’immediato perché “mi vergognavo” di aver flirtato con lui. “Ho pensato che fosse colpa mia”. E “avevo paura di Donald Trump. Pensavo che avrebbe reagito”. 

Le sue accuse, ha poi assicurato, non hanno a che fare con la politica. “Sto regolando un conto personale, Trump mi ha ripetutamente chiamata bugiarda e questo ha rovinato la mia reputazione. Sono un giornalista, l'unica cosa che devo avere è la fiducia dei lettori".

L'avvocato di Carroll ha chiesto perché non ha reso pubbliche le sue accuse quando Trump si è candidato per la prima volta alla presidenza. "Ho notato che più donne si sono fatte avanti per accusarlo, meglio ha fatto nei sondaggi".