Domenica 14 Luglio 2024
ALDO BAQUIS
Esteri

Israele, la piazza chiede le elezioni. Netanyahu scioglie il gabinetto di guerra

In migliaia contestano il premier. Blocchi stradali, scioperi nelle scuole e manifestazione davanti alla Knesset. L’appello: voto anticipato il 7 ottobre, a un anno dall’attacco di Hamas. Ma lui tira dritto

Tel Aviv, 18 giugno 2024 – In treno, in carovane di automobili, con tende e sacchi a pelo: decine di migliaia di israeliani sono confluiti ieri a Gerusalemme all’inizio di una settimana di mobilitazione nazionale per stringere d’assedio la Knesset ed in particolare il premier Benjamin Netanyahu. Ad uno degli organizzatori è stato chiesto: fino a quando dimostrerete? "Ad she-yelech – ha risposto. - Fino a quando se ne sarà andato’ . E poco dopo migliaia di dimostranti hanno scandito a lungo, di fronte ai cancelli della Knesset: "Ad she-yelech". E anche: "Elezioni: subito !". Nei loro cartelli erano anche rilanciati slogan a favore di una intesa internazionale che consenta la liberazione dei 120 israeliani ostaggi di Hamas: "Liberi: subito!"

Manifestazione contro il governo Netanyahu (Epa)
Manifestazione contro il governo Netanyahu (Epa)

In precedenza la polizia aveva preso posizione nelle strade vicine al Parlamento e accanto alla palazzina della via Gaza n. 35, la residenza privata di Netanyahu che ormai è trasformata in un fortino. Un agente, ripreso da uno dei dimostranti, ha anche avvertito che in nessun caso sarà consentito loro di avvicinarsi all’edificio. "Potremmo anche aprire il fuoco", ha minacciato. La tensione politica è ormai talmente elevata che un opinionista di Yediot Ahronot ha menzionato ("con terrore") il timore che qualcuno possa attentare alla vita di Netanyahu, così come avvenne nel 1995 con il premier Yitzhak Rabin.

Fra quanti hanno pubblicamente invocato una "paralisi generale dello Stato" si è distinto l’ex premier Ehud Barak (laburista) che su Haaretz ha accusato Netanyahu di portare avanti "un putsch di regime nella direzione di una dittatura religiosa, razzista, ultra-nazionalista, messianica, oscurantista". Secondo Barak lo stesso futuro di Israele è adesso in gioco, anche perché l’attuale governo ha condotto ad un isolamento internazionale di Israele, in particolare con gli Stati Uniti. "Dobbiamo organizzare manifestazioni gigantesche, lanciarci verso la Knesset, circondarla con 30mila tende e presidiarla 24 ore al giorno, fino alla caduta del governo". Ma in Parlamento Netanyahu è in una botte di ferro. Ha in mano una maggioranza omogenea di 64 deputati di 120, mentre la opposizione resta divisa fra correnti diverse e discordi. Nemmeno la guerra a Gaza ha alterato questa situazione.

"Le manifestazioni sono finite, ora comincia la lotta" ha avvertito uno degli organizzatori della protesta. Pressioni sono esercitate sulla Histadrut, la centrale sindacale che controlla parte delle attività economiche, rimasta finora in posizione timida ed attendista. Ad alimentare le proteste nelle piazze sono però due iniziative recenti del governo che hanno indignato i riservisti: la approvazione, in prima lettura, di una legge che conferma l’esonero in massa dalla leva dei giovani ortodossi (il 15 per cento della popolazione), mentre l’esercito denuncia di non sapere come riorganizzare le unità sguarnite per le perdite a Gaza; e la iniziativa del partito ortodosso Shas di procedere alla assunzione immediata di mille rabbini nei consigli municipali e regionali. Alla Knesset un assistente sociale ha esclamato: "Una parte dei nostri soldati tornano afflitti da gravi traumi, sono come spenti. Uno di loro si è suicidato. Occorrono con urgenza mille psichiatri e psicologi, non rabbini". Da destra la emittente Canale 14 ha acidamente commentato: "Hamas da Gaza osserva tutti questi fermenti e giunge alla conclusione che ormai ha la partita in pugno".