Mosca, 5 gennaio 2022 - Tensioni in Kazakistan dove il governo guidato dal primo ministro Askar Mamin si è dimesso a seguito delle gravi proteste contro il caro-gas che hanno scosso l'ex repubblica sovietica. Novantacinque agenti delle forze dell'ordine sono rimasti feriti durante le proteste, 200 persone arrestate per violenze e 37 volanti della polizia danneggiate. Un gruppo di manifestanti ad Almaty, la capitale economica del Kazakistan, ha fatto irruzione oggi nel palazzo che ospita l'ufficio del sindaco della città. Le forze di sicurezza hanno lanciato lacrimogeni e granate assordanti per far allontanare i manifestanti dalla piazza principale della città. Secondo la polizia, che ha messo in campo la Guardia nazionale e l'esercito, ci sono "estremisti" in azione e che hanno preso il sopravvento, picchiando fino a 500 civili. Anche il presidente, Kassym-Jomart Tokayev, ha giocato la carta degli "estremisti", sostenendo che ci sono persone manovrate da "potenze straniere" che vogliono "far saltare la stabilità" nel Paese, il più grande dell'Asia centrale, e "frantumare l'unità" del popolo. Tokayev ha fatto appello alla moderazione e imposto lo stato di emergenza e il coprifuoco notturno in diverse parti del Paese, tra cui ad Almaty e nella regione occidentale di Mangyastau, ricca di giacimenti.

Il gruppo di monitoraggio web NetBlocks ha anche denunciato su Twitter un blackout di internet a livello nazionale. "Il Kazakistan sta attualmente vivendo un blackout di Internet a livello nazionale dopo una giornata di interruzioni di internet mobile" e altre "restrizioni parziali", ha affermato l'ong, annunciando che questo "potrebbe limitare gravemente la copertura delle proteste antigovernative che si stanno intensificando". 

"Stiamo seguendo da vicino la situazione in Kazakistan", ha affermato il ministero degli Esteri russo aggiungendo che al momento "non vi sono informazioni di cittadini russi feriti" nei disordini scoppiati, che hanno fatto aumentare il prezzo del gas in Europa. Nell'hub olandese le quotazioni segnano un +7,6% a 95,5 euro/Mwh, in quello britannico si registra un +8,5% a 2,35 sterline per therm.