Ilaria Salis, il padre: quereliamo Salvini. La Lega: “Speriamo venga assolta e non condannata come nel 2023”

Il vicepremier rilancia: “Se condannata non la vorrei più in classe”. Meloni: “Spero dimostri la sua innocenza, noi chiediamo un processo giusto e veloce”. Orban: “Mi muoverò per equo trattamento”

Bruxelles, 1 febbraio 2024 – La famiglia di Ilaria Salis adirà le vie legali nei confronti del vicepremier Matteo Salvini. "Ci faremo dare opportuna procura da Ilaria perché, a seguito delle dichiarazione lesive della sua reputazione per quanto riguarda il presunto assalto al chiosco della Lega a Monza, abbiamo deciso di querelare Matteo Salvini per diffamazione”, riferisce Roberto Salis, padre della 39enne detenuta da quasi un anno a Budapest. Inoltre, “in seguito all'ignobile attacco e all'imboscata della trasmissione ‘Diario del giorno’, la famiglia ha deciso di querelare anche Giuseppe Brindisi e Alessandro Sallusti per diffamazione”.

Matteo Salvini e Roberto Salis
Matteo Salvini e Roberto Salis

Ma il leader della Lega non arretra e, anzi, stamattina rilancia sull’opportunità di continuare a insegnare a scuola, nel caso Salis venisse condannata. “Da genitore capisco l'ansia e anche alcune dichiarazioni originali del padre Roberto – dice -. È giusto che il governo sia impegnato con tutte le forze per tutelare la ragazza e ne auspico la completa e rapida assoluzione. Ribadisco, però, che Ilaria Salis è stata bloccata con un manganello e in compagnia di un estremista: in caso di condanna per violenze, a mio modo di vedere, l'opportunità che entri in classe per educare e crescere bambini è nulla”, insiste Salvini.

In serata, poi, arriva anche una nota della Lega. "Prendiamo atto con curiosità della scelta del padre di Ilaria Salis di querelare Matteo Salvini – si legge nel comunicato –. La Lega, invece, rinnova l'impegno affinché i diritti della donna detenuta in Ungheria siano tutelati. E aggiunge l'auspicio che Ilaria venga assolta rapidamente da tutte le accuse, a differenza di quanto è avvenuto in altra vicenda chiusasi con sentenza di condanna confermata in Cassazione il 3 luglio 2023 per concorso morale nella resistenza a pubblico ufficiale. Certo, resta sempre la domanda: è normale che una educatrice venga fermata in una capitale europea con un manganello?". 

Il padre di Salis: “Lunedì incontro con Tajani e Nordio”

"Domani vado a parlare con il presidente del Senato La Russa e lunedì a Roma incontrerò il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e quello della Giustizia, Carlo Nordio”, ha detto Roberto Salis, padre di Ilaria.

Meloni: “Spero dimostri la sua innocenza”

Intanto sul caso interviene la premier Giorgia Meloni. “Spero che Ilaria Salis dimostri la sua innocenza”, dice la presidente del Consiglio al termine del consiglio Ue, spiegando che  "l'eventuale detenzione in Italia" andrà "discussa quando sapremo come andrà il processo, perché anche in Ungheria c'è l'autonomia dei giudici e i governi non entrano nei processi". "Quello di cui ho parlato col primo ministro ungherese, come faccio per tutti i detenuti –  aggiunge – è garantire che ai nostri connazionali venga riservato un trattamento di dignità e rispetto, un giusto e veloce processo, perché mi ha colpito che l'udienza sia stata rinviata a maggio: spero che su questo si possa fare qualcosa di più". Quello con le manette “è un trattamento riservato in diversi Stati occidentali, noi non lo facciamo – conclude –. Sin dall'inizio il governo ha fornito tutta l'assistenza possibile”.

Orban: “Salis non è mai stata isolata”

Nel frattempo, qualcosa si muove sul fronte diplomatico, come spiegato anche dal papà della giovane brianzola, accompagnata in aula l’altro giorno incatenata mani e piedi. Il premier ungherese Viktor Orban ha rilasciato delle dichiarazioni dopo aver parlato con la premier Meloni ieri sera in un’ora di colloquio all’hotel Amigo a Bruxelles.

Stamani i due capi di governo hanno avuto un nuovo incontro bilaterale prima dell'inizio del Consiglio europeo straordinario.

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"Ho detto che ha potuto fare delle telefonate e non è stata isolata dal mondo. Non è corretto dire così”, ha esordito ieri sera Orban. E ha aggiunto: “Ho raccontato nei dettagli” il caso Ilaria Salis alla premier Giorgia Meloni. 

Giorgia Meloni e Viktor Orban
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"Tutti i diritti saranno garantiti”, ha continuato parlando con i cronisti al termine dell’incontro con Meloni. 

"Ho fornito a Meloni tutti i dettagli del caso Ilaria Salis... Ho chiarito che nel sistema ungherese la magistratura non dipende dal governo ma dal parlamento. Il sistema giudiziario è totalmente indipendente dal governo. L'unica cosa che sono legittimato a fare è fornire i dettagli del suo trattamento in prigione ed esercitare un'influenza affinché abbia un equo trattamento", ha precisato.

Prima dell’incontro tra i due premier tuttavia era intervenuto il portavoce di Orban, affermando che i reati di cui è accusata Ilaria Salis "sono gravi sia in Ungheria che a livello internazionale" e "le misure adottate nel procedimento sono previste dalla legge e adeguate alla gravità dell'accusa e del reato commesso".

Il portavoce di Orban: “Le condizioni di detenzione rispettano standard Ue”

Il portavoce del premier ungherese, Zoltan Kovacs, ha scritto su X un lungo post sugli "attacchi antifascisti dello scorso febbraio in Ungheria". "Ecco alcuni fatti sul caso Salis e sui suoi 11 mesi di detenzione che dovresti conoscere prima di cadere vittima di questo attacco orchestrato e di sinistra volto a distruggere le buone relazioni politiche tra Ungheria e Italia", scrive ancora Kovac. "La credibilità di Ilaria Salis è altamente discutibile, come dimostrano, tra l'altro, le false dichiarazioni da lei rilasciate circa la sua istruzione, la sua situazione familiare e le sue relazioni personali, rivelatesi poi false". 

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"Le condizioni di detenzione della sospettata rispettano tutti gli standard dell'UE, sia in termini di salute che di assistenza fornita", scrive il portavoce. "Il 29 gennaio 2024, al primo processo, Ilaria Salis è stata condotta in aula in stato di contenzione" e si è parlato di "'condizioni disumane' che 'vanno contro i diritti umani'" secondo i "commentatori di sinistra", scrive Kovacs: "Certo, è stata trattenuta in aula e sì, aveva già trascorso 11 mesi in detenzione. Ma 'disumano'? Non proprio no". Inoltre, "l'affermazione secondo cui sono presenti ratti" nella cella "è una bugia e gli istituti di servizio carcerario soddisfano elevati standard igienici". Salis, inoltre, ha avuto "contatti regolari con i suoi genitori" e con i servizi consolari.

Il papà della 39enne ha replicato a quanto scritto dal portavoce: “Ci sono dei fatti che sono al di là delle parole, per cui non c'è bisogno di commentare più di tanto. Adesso speriamo che si smuovano un pò le acque - ha concluso -. Oggi sono stato a pranzo con l'ambasciatore”.