Caso Ilaria Salis, l’ambasciatore: "Ora sta meglio. Siamo al lavoro per farla scarcerare"

Colloquio con Manuel Jacoangeli, rappresentante dell’Italia in Ungheria: "Non c’è stato nessun ritardo, seguiamo il caso dal giorno dell’arresto. Stiamo cercando di ottenere una misura alternativa alla detenzione"

Roma, 1 febbraio 2023 – “L’Ambasciata d’Italia ha seguito la vicenda di Ilaria Salis fin dall’inizio con grandissima attenzione. Ilaria Salis è stata arrestata l’11 febbraio e noi, già il 14, abbiamo partecipato alla prima udienza e parlato con lei. Abbiamo poi seguito tutte le fasi di questo anno di carcerazione. Nella fase iniziale le comunicazioni tra Ambasciata e la signora Salis non erano facilitate come lo sono ora e anche l’Ambasciata ha trovato una serie di difficoltà nel comunicare con lei in maniera continuativa. Problemi che si sono andati risolvendo con il tempo e ora i colloqui sono continui: io sono stato da lei in visita il 24 gennaio scorso e tornerò il 7 febbraio".

L’ambasciatore d’Italia a Budapest, Manuel Jacoangeli
L’ambasciatore d’Italia a Budapest, Manuel Jacoangeli

A parlare, subito dopo l’incontro a pranzo con i genitori di Ilaria Salis, è l’ambasciatore d’Italia a Budapest, Manuel Jacoangeli, un diplomatico di grande esperienza, una lunga carriera trascorsa soprattutto in Europa e a Roma, dove è stato consigliere diplomatico di ministri di diversa estrazione politica: da Roberto Speranza a Elsa Fornero, da Valeria Fedeli a Maurizio Sacconi.

Dunque, se per i media il caso Salis esplode qualche giorno fa, non è la stessa cosa né per la Farnesina né per chi rappresenta il nostro Paese in Ungheria. Ma – sottolinea Jacoangeli nel colloquio con il nostro giornale – "la cosa più importante di oggi è aver visto oggi, a colazione, i genitori della signora Salis sollevati e rasserenati dopo l’incontro in carcere con la figlia. Stava molto meglio – mi hanno detto –  era più rilassata".

La figlia – racconta il diplomatico – ha detto loro che nelle ultime ore ha ricevuto la visita del procuratore capo ungherese, che è una delle massime figure istituzionali della magistratura, che è andata a trovarla personalmente in carcere per vedere come stava e sincerarsi delle sue condizioni. Ha ricevuto anche una visita di una psicologa che voleva accertarsi del suo stato psicologico e quella di un’educatrice penitenziaria che parlava italiano.

Dietro questa recente attenzione delle autorità ungheresi ci sono le azioni e le pressioni diplomatiche svolte in questo anno e, soprattutto, negli ultimi mesi e nelle ultime settimane. Fino all’incontro dell’altra mattina tra Jacoangeli e il ministro della Giustizia ungherese. "Ho ricevuto le istruzioni del ministro Tajani in questo senso la sera prima – spiega l’Ambasciatore – e la mattina dopo ho chiesto e ho subito ottenuto, nel giro di pochissime ore, l’incontro con il ministro della Giustizia, che, a sua volta, aveva chiesto al procuratore capo di predisporre un rapporto sulle condizioni di detenzione della signora Salis".

C’è chi obietta, però, che il governo e l’Ambasciata si siano mossi in ritardo. "L’Ambasciata si è attivata fin dal primo momento su tutti i fronti – insiste Jacoangeli –. Basti pensare – solo come aneddoto – che lei non tollerava la dieta ungherese per i detenuti e siamo intervenuti per fargliela cambiare. Siamo andati a parlare con il direttore del carcere. Mangia riso condito che non le fa male. E questo vale anche per molteplici altri aspetti".

Ma sul piano giudiziario quale potrà essere lo sviluppo che porti alla soluzione del caso? "Con i genitori abbiamo parlato dei passi compiuti fino a oggi – puntualizza il diplomatico – e di quelli da compiere nelle prossime giornate. Si tratta si lavorare sulla presentazione di una richiesta di misure alternative alla detenzione in carcere, sulla base di quello che anche il ministro Nordio ha spiegato al padre di Ilaria in occasione di un recente incontro".

Certo rimane forte l’impatto delle immagini di quelle manette e di quei ceppi alle caviglie. "Purtroppo – osserva il nostro Ambasciatore – è una modalità prevista per alcune categorie di reati e la questione è nota a tutti gli ambasciatori Ue a Budapest". Di più sul punto Jacoangeli non dice e non può dire. Ma non manca chi osserva che c’erano già state almeno altre tre o quattro udienze, a porte chiuse, nel corso delle quali la Salis era ugualmente ammanettata e incatenata ai piedi, perché il capo di imputazione (aggressione con finalità politiche) è di quelli che prevedono, secondo la legge ungherese, questo trattamento. Ora la vicenda, però, sembra avere cambiato verso. E c’è da augurarsi che una possibile accelerazione delle procedure – anche sotto la spinta di una mossa politica di Orban – per misure alternative produca i suoi effetti.