Hansjoerg Auer in un post tratto da Facebook
Hansjoerg Auer in un post tratto da Facebook

Bolzano, 19 aprile 2019 - Le autorità canadesi hanno pochi dubbi: gli alpinisti austriaci David Lama e Hansjoerg Auer e lo statunitense Jess Roskelley, dispersi da due giorni sulle Canadian Rockies in Canada, sarebbero morti. La speranza di ritrovare i tre ancora in vita sono sempre più flebili, col trascorrere delle ore, tanto che le ricerche sono state interrotte. I tre alpinisti sono stati travolti da un'enorme valanga mentre stavano scalando la parete est dell'Howse Peak. Gli esperti di Parks Canada, l'agenzia governativa canadese che si era prodigata sin da subito nelle operazioni di ricerca, dopo un'attenta valutazione ritengono che "tutti e tre i membri del gruppo sono morti" esprimendo "sincere condoglianze alle famiglie, agli amici e ai cari degli alpinisti". 

Come informano le autorità canadesi, durante un volo in elicottero sulla zona della valanga di enorme dimensioni sono stati trovati "segni evidenti" che i tre siano stati travolti. Dalla neve, si apprende, spuntava attrezzatura alpinistica e copri parzialmente coperti.
Nel frattempo le cattive condizioni meteo hanno aumentato il rischio di nuove valanghe nella zona, al confine tra Alberta e British Columbia, quindi le ricerche sono ferme per motivi di sicurezza. 

David Lama, 38 anni di Innsbruck, è figlio di padre di origini nepalesi e madre austriaca e, dopo una gloriosa carriera nell'arrampicata sportiva con due titoli mondiali giovanili all'attivo, si era dedicato all'alpinismo. Hansjoerg Auer, 35 anni, anche lui originario del Tirolo, viene dalla Oetztal mentre Jess Roskelley, 36 anni di Spokane, il 21 maggio del 2003 era diventato il più giovane scalatore americano a raggiungere gli 8.848 metri dell'Everest.

IL RICORDO - L'alpinista italiano Hervé Barmasse, autore di numerosi libri sull'alpinismo e la montagna, scrive sul suo account Facebook un commosso ricordo degli amici morti: "Ci sono dei giorni nei quali, anche per un alpinista, rivolgere lo sguardo verso le montagne è molto difficile e doloroso. Il cuore batte soffocato dalla tristezza e ci si chiede il senso di cosa facciamo. Oggi è uno di quei giorni. Uno di quelli in cui non vorresti mai alzarti dal letto perché sai bene che affrontare la vita sarà più difficile. David Lama, Hansjorg Auer, e Jess Roskelley non ci sono più. L’ultima volta che ci siamo seduti a un tavolo tutti assieme per discutere di alpinismo e progetti futuri era a Zermatt, lo scorso novembre. Ricordo David e la sua domanda: "Quali sono secondo voi le scalate del futuro? Quelle 'outstanding'?". Era iniziata così una discussione lunga ore e terminata alle 3 del mattino al bar dell’albergo. Davanti a me David e Hansjorg, due ragazzi incredibilmente dotati, motivati, forti e mille sogni da realizzare. Oggi purtroppo rimangono solo quei sogni, le salite di cui avevamo parlato e tanta, tanta tristezza. L’alpinismo è ancora una volta in lutto.Agli amici e alle famiglie le mie più sentite condoglianze".

"L'alpinismo tradizionale è follemente pericoloso"

MESSNER - Reinhold Messner si dice molto scosso dalla morte dei tre alpinisti. "È una grande tragedia, è terribile", dice il Re degli Ottomila all'agenzia di stampa austriaca Apa. Secondo Messner, che conosceva bene i due austriaci, Auer e Lama "hanno portato l'arte dell'arrampicata a nuove dimensioni" e avevano entrambi "un forte carisma". Soprattutto Auer, prosegue l'altoatesino, "era ai massimi livelli in tutte le discipline". Per Messner, l'incidente dimostra che l'alpinismo tradizionale a quei livelli "è follemente pericoloso". "Non è una questione di capacità, ma di fortuna o sfortuna", prosegue ricordando che "metà dei migliori alpinisti mondiali muore". "Questo tipo di alpinismo è affascinante, ma anche difficilmente giustificabile", conclude.