Lunedì 15 Aprile 2024

Cosa succede in Ucraina? "Mosca sfrutta il momento e vuole tenersi l’Est"

Dario Fabbri (direttore di Domino): “Putin propone un cuscinetto nei territori occupati. La gente si sente rappresentata da lui, preferisce la stabilità al pluralismo"

Roma, 19 marzo 2024 – Gli occhi del mondo sono puntati sul voto russo. Solo Cina, Iran, India e Turchia si sono complimentati con lo zar. Ne parliamo con Dario Fabbri, analista e direttore della rivista di geopolitica Domino.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (al centro) con i fedelissimi
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (al centro) con i fedelissimi

Fino a che punto le elezioni che hanno confermato lo zar Putin sono una farsa?

"Sono una finzione, non esiste dissenso. Servono a giocarsi poltrone, a stabilire chi siede accanto al padre-padrone. Altro è stabilire il consenso. Putin ha un appoggio ampio, anche se non del 90% come appare dalle cifre ufficiali, ed è soprattutto quello del Paese profondo che gli riconosce l’essere alfiere dell’unicità della Russia, come civiltà a parte".

Putin quindi si rafforza?

"Non credo che il risultato sposti granchè, i russi non sono sciocchi. Conoscono la doppiezza del leader anche nella sua vita privata, ma lo seguono perché si sentono rappresentati. Il consenso viaggia su due binari. Uno, i russi preferiscono la stabilità al pluralismo. Due, la guerra. Non perdonerebbero mai al regime di perdere. La maggioranza della popolazione pensa che l’Ucraina debba stare dentro la Russia".

Una filosofia diffusa.

"Non mi stanco di dire che non è Putin che ha creato la Russia, ma la Russia che ha creato Putin".

Morale, l’opinione pubblica in maggioranza è con lui.

"È difficile dirlo con certezza in assenza di rilevamenti democratici, ma immaginiamo di si. Ahinoi ogni dittatura comunque necessita di consenso. I russi, in base alla loro storia, sanno che il governo si cambia con la violenza. Il principale oppositore era Prigozhin con la sua Wagner, quindi un gruppo armato. Ma è finita come sappiamo. L’eventualità di una svolta per ora non esiste".

Le opposizioni rischiano?

"Nel momento in cui modificano la loro narrazione verso una proiezione esterna perdono consenso. Navalny era un anti Putin e nei primi anni diceva cose simili, tipo l’Ucraina ci appartiene, ma voleva guidare lui la Russia. Quando vide che la resistenza non era consentita cominciò a fare discorsi filo occidentali e il Paese profondo lo ha capito meno".

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Cosa cambiare nella guerra?

"Il conflitto è in fase di stallo, Kiev non se la passa bene, ma resiste e i russi non sfondano. Ciò che conta sono le mosse degli Stati Uniti. Parte dei membri del Pentagono e dell’opinione pubblica sono per il dialogo con i russi. E temono un eccessivo avvicinamento di Mosca con la Cina. Gli Usa vogliono congelare il conflitto, il come è da stabilire. Putin sfrutta la narrazione delle elezioni vinte e propone un cuscinetto tenendosi i territori occupati. Agli americani preoccupa che la Cina abbia intensificato gli scambi con Mosca. Le superpotenze non sono Ong, fanno i propri interessi".

Nei rapporti con l’Occidente e la Nato cosa può succedere?

"Francia e Germania non speravano granchè da queste elezioni. Assistiamo invece in Europa a grandi manovre nell’ottica di una minore partecipazione americana al teatro bellico. Macron parla di invio di truppe perché la Francia tende a volersi proporre come leader militare dell’Europa. Il cancelliere Scholz segnala militari inglesi nel teatro di guerra facendo imbestialire Londra e ipotizzando che siano stati gli stessi inglesi a sabotare il gasdotto Nord Stream".

Quindi qual è la lettura?

"Appena gli americani fanno capire di voler rallentare la presenza in Europa noi anziché essere compatti procediamo in ordine sparso".