Carlos Menem, ex presidente dell'Argentina (Ansa)
Carlos Menem, ex presidente dell'Argentina (Ansa)

Buenos Aires, 14 febbraio 2021 - E’ morto Carlos Saul Menem Akil, presidente peronista e giustizialista dell’Argentina in un periodo di dieci anni (1989-1999) controverso e drammatico. Avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 2 luglio. Da tempo era malato e negli ultimi mesi entrava e usciva dalla clinica Los Arcos dov’è stato ricoverato l’ultima volta il 15 dicembre e dov’è arrivato fino a stamani in coma indotto a causa di una infezione alle vie urinarie che gli aveva invaso altri organi.

A luglio 2000, quando già le sue condizioni erano precarie e l’ex presidente era allettato, aveva risposato nella sua residenza di La Rioja la prima moglie Zulema Yoma, anche lei come il marito di ricca origine siriana, a distanza di 45 anni dalle prime nozze e di ventuno dal divorzio. L’ultimo suo compleanno, i 90 anni il 2 luglio 2020, l’aveva festeggiato nella terapia intensiva di un ospedale di Buenos Aires.

L’Argentina è divisa nel ricordo del presidente che l’ha guidata dal 1989 al 1999 alternando momenti di gloria ad altri di bassissima popolarità. Nei suoi due mandati ha ottenuto successi indiscussi dal punto di vista politico - la riconciliazione nazionale sul tema dei desaparecidos della dittatura militare e il recupero dei rapporti diplomatici con il Regno Unito dopo la guerra delle Falkland – e all’inizio anche economici con l’equiparazione del cambio pesos-dollaro che aveva frenato l’inflazione, ma poi travolto dalle liberalizzazioni effettiuate che hanno svenduto il Paese a investitori stranieri che poi negli anni lo hanno “strozzato”; nel suo cuore, però, il pensiero era quello di fare diventare la repubblica argentina una nuova dittatura personale: più volte durante gli anni della sua presidenza ha tentato di fare saltare la barriera dei due mandati con la certezza che anche nel 1999 sarebbe stato rieletto.

Quando la Corte Costituzionale del paese sudamericano ha deciso definitivamente che il terzo mandato non ci sarebbe stato, Menem non ha perso solo la Casa Rosada, ma si è visto stringere attorno il giogo della giustizia e una volta scaduta la sua presidenza ha dovuto rispondere di tutte le malefatte - vere e presunte - che l’incarico aveva coperto. Soprattutto reati di tipo fiscale - frodi varie - e anche penale con la vendita di armi a Paesi concorrenti.

Nel 2001, durante la presidenza di Fernando de la Rua, scattarono anche le manette per la vicenda legata al mercato con Croazia, Cile ed Ecuador. Bloccato il procedimento e liberato, Menem si presentò di nuovo alle elezioni presidenziali del 2003 per il Frente de la Lealtad di ispirazione peronista e conservatrice, ma perse la battaglia con il socialista Nestor Kirchner. Che come primo provvedimento fece riaprire l’inchiesta sul suo nemico.

Per l’affaire delle armi, nel 2013 è finito un processo durato venti anni che lo ha visto condannare a 7 anni di reclusione. Dopo essere stato assolto nel 2018, presentandosi alle più recenti legislative seppure in condizioni fisiche ormai deteriorate, Menem era riuscito a farsi rieleggere nel suo seggio al Senato per la provincia di La Rioja.

Figlio di ricchi commercianti cattolici siriani, Menem è stato anche un personaggio molto legato agli ambienti mondani e con vicende familiari piuttosto scabrose: lasciò la Primera Mujer nel 1991 mentre era presidente per la Miss Universo cilena Cecilia Bolocco. Un dramma lo colpì nel 1995 quando all’età di 26 anni morì il primogenito Carlos Jr nella caduta dell’elicottero che pilotava: Carlitos era un rallista, ma soprattutto latin lover e primo fidanzato della tennista Gabriela Sabatini. Fino alle morte l’ex presidente si è battuto perché non ha mai creduto che Carlitos assieme all’amico Silvio Otra sia morto per un incidente. Secondo lui era stata una vendetta per il commercio d’armi di cui, durante la presidenza, già si parlava. Nella tomba si porta anche questo atroce dubbio.