Lunedì 20 Maggio 2024

L’attacco di Teheran? "È solo propaganda. Serve a mantenere gli equilibri interni"

Mahmoud Amiry Moghaddam, fondatore di “Iran Human Rights” "Il regime teocratico non vuole una guerra ad alta intensità"

Roma, 14 aprile 2024 – Che tipo di attacco è stato quello dell’Iran? È stato solo dimostrativo?

Le celebrazioni in Iran dopo l'attacco e nel tondo Mahmoud Amiry Moghaddam
Le celebrazioni in Iran dopo l'attacco e nel tondo Mahmoud Amiry Moghaddam

"Penso che sia stata – è la valutazione di Mahmoud Amiry Moghaddam, fondatore di “Iran Human Rights” – un’operazione principalmente ad uso interno. Il regime la doveva ai suoi sostenitori. Si definisce una superpotenza del Medio Oriente, ma dopo quello che è successo a Damasco sentiva che era necessario fare qualcosa. Per la Repubblica Islamica dell’Iran c’è un solo principio davvero importante: non vuole mettere a rischio la sua esistenza".

A tutti i costi?

"Voleva solo dare una dimostrazione di potere, ma senza creare un’escalation eccessiva che potesse portare a una guerra di massima intensità. Resta la propaganda. Pensi che i Pasdaran hanno fatto circolare il video di un incendio di qualche anno fa in Texas e hanno detto che era della notte scorsa in Israele. Una classica fake news. Il regime ha necessità di una tensione esterna".

Perché?

"I leader debbono mantenere il controllo della situazione dopo le proteste del movimento “Donna, vita, libertà”. Non sono ancora riusciti a riportare il Paese a come era prima del settembre 2022. Un’operazione militare che non minacci l’esistenza stessa della teocrazia è ciò che preferiscono. Possono fare quello che vogliono senza attirare alcuna attenzione, perché operano nell’ombra della guerra. Ieri e il giorno prima la Polizia Morale ha picchiato e arrestato molte donne, ma questi fatti non hanno attirato alcuna attenzione".

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Secondo Lei è realistica una competizione con Israele sul piano militare, oppure non esiste partita?

"Non sono un esperto militare, ma è convinzione generale che questo non sia possibile. L’Iran può fare qualcosa solo con i proxies, i gruppi paramilitari sparsi in tutto il Medio Oriente. Lì risiede il suo più importante potere militare".

L’Iran è arrivato davvero alla costruzione della bomba atomica o no?

"È l’obiettivo. Quando i capi della Repubblica Islamica l’avranno raggiunto, in qualche modo lo annunceranno o faranno trapelare la notizia. Vorrebbero arrivare a una situazione simile a quella della Corea del Nord e cioè che nessuno possa toccarli perché hanno la bomba atomica".

Quali sono i Paesi che stanno dalla parte dell’Iran?

"Io penso che il regime iraniano abbia solo amici tattici, ossia quelli che ricevono denaro o aiuti di altro genere. Sono la Siria, gli Hezbollah libanesi, la Cina e la Russia per motivi diversi. Gli Hezbollah debbono la loro stessa esistenza alla Repubblica Islamica, fu infatti Khomeini a fondarli. Cina e Russia pensano soprattutto all’equilibrio complessivo dei poteri e possono supportarla politicamente. Nessuno conta o investe nel lungo periodo sulla teocrazia, perché non è considerata un sistema stabile sul quale si possa contare. È un regime che governa un Paese di 85 milioni di abitanti che non lo vogliono e prima o poi dovrà andarsene. In una strategia di lungo periodo anche la Siria, se dovesse scegliere fra la Russia e l’Iran, opterebbe per la Russia. Damasco non sacrificherebbe nulla per la Repubblica Islamica dalla quale ha avuto aiuti economici. Non solo. Teheran ha aiutato Assad a domare la rivolta della sua pubblica opinione prima dell’Isis. Senza i Pasdaran e Kassem Suleimani, Assad non sarebbe sopravvissuto nel 2011 alle grandi manifestazioni contro di lui e all’Esercito per la liberazione della Siria. Il Qatar ha rapporti stretti con l’Iran, ma sono dovuti soprattutto alla rivalità fra i sauditi e Teheran".