Fiducia governo, discorso Giorgia Meloni: parole e temi attesi

Alle 11 la premier attesa alla Camera. Il 17 febbraio 2021 toccò a Draghi: le parole-chiave dei suoi 51 minuti di intrevento

Roma - 25 ottobre 2022 - Alle 11 Giorgia Meloni è attesa alla Camera per il discorso programmatico sulla fiducia al nuovo governo. Cosa dirà la neo premier? I temi più attesi sono la crisi energetica e il caro bollette, la politica estera (posizioni su guerra in Ucraina e la Russia di Putin) e le riforme. "E' il nostro manifesto", l'ha definito la stessa Meloni che ieri ha lavorato l'intera giornata al discorso. Le parole più attese invece? Sono quelle che da sempre guidano la bussola politica della leader di Fratelli d'Italia e care alla destra italiana: "famiglia" (al primo posto del programma meloniano come "elemento fondante della società", citazione di Giovanni Paolo II), "nazione" (parola che compariva 26 volte nel programma elettorale, l'orgoglio di un Paese insomma), “pronti” (preprati a guidare il Paese, come lo slogan dei cartelloni elettorali), "patrioti" (se c'è una patria, ci sono i patrioti), "Europa" ("’Italia protagonista in Europa e nel mondo”, ovvero ritornare ad essere attore internazionali).

Ma cosa disse il suo predecessore? Il 17 febbraio 2021 toccò a Mario Draghi, da cui ha ricevuto il testimone nell'ormai tradizionale cerimonia della campanella. che a palazzo Madama parlò per 51 minuti, interrotto 25 volte dagli applausi e la parola più utilizzata fu "pandemia", a conferma del fatto che la lotta al Covid 19 e i disastri prodotti fossero in quel momento in cima alle priorità del premier. La seconda parola più utilizzata dal presidente del Consiglio fu "Paese" seguita da "tutti", binomio che fa richiama a quella "unità di intenti" chiesta come condizione necessaria per risollevare l'Italia e gli italiani. Qui comunque potete trovare il discorso completo al Senato.

Le parole più usate 

Le parole più utilizzate nel suo intervento dal presidente del Consiglio Mario Draghi nel giorno della fiducia al Senato furono: "pandemia" (20 volte), "Paese" (18), "Tutti" (15). A seguire "nostra" (14 volte), altro termine che ricorda la collettività esattamente come "cittadini", che il premier citò 12 volte. A seguire la parola "donne" (10), su cui Mario Draghi si è intrattenuto sottolineando la necessità di colmare il gap di genere (e di stipendi) tra uomini e donne, che vede l'Italia fanalino di coda in Europa. Proprio l'aggettivo "europea" è un'altra parola che il presidente del Consiglio ha citato ben dieci volte a conferma - se mai ce ne fosse bisogno - che Bruxelles (e la Nato) erano due stelle polari, partner irrinuncialbili entro cui si sarebbe mossa l'azione del suo governo. Draghi aveva poi citato per nove volte le parole "giovani" e "lavoratori", soprattutto ricordando la necessità di dare un futuro, e quindi un'occupazione, alle nuove generazioni.     

La struttura del discorso 

Nell'introduzione al suo discorso Mario Draghi si è concentrato soprattutto sulla necessità di uno sforzo comune nel solco di quanto fatto durante la ricostruzione post bellica. Il richiamo del presidente del Consiglio al Dopoguerra aveva come postulato la considerazione che oggi l'Italia si ritrova malconcia esattamente come all'uscita del secondo conflitto mondiale. Il messaggio all'unità nazionale aveva in sè una doppia valenza; era un messaggio ai partiti a cui chiedeva di lavorare insieme e, ora come allora, superando steccati e diversità con l'obiettivo di un bene superiore comune. Dall'altro era un messaggio ai cittadini italiani, il richiamo a un patto intragenerazionale per creare un'Italia migliore per i giovani, "proprio come fecero i nostri nonni che si sacrificarono per noi". Il presidente del Consiglio auspicava una "Nuova Ricostruzione" che non deve riguardare solo il settore economico perchè dopo un anno di pandemia il Paese si trovava ad affrontare una crisi sanitaria, sociale ed educativa. 

Le frasi-chiave

"Senza l'Italia non c'è l'Europa. Ma, fuori dall'Europa c'è meno Italia", disse Draghi. Era chiaro avviso al partito dei sovranisti. Ma anche il "farisaico rispetto delle quote rosa" era stato un bell'affondo per ribadire che la disparità di genere va risolta nel concreto con un riequilibrio del gap salariale e un efficace welfare che permetta alle donne di meglio conciliare vita e lavoro. Sul fronte ambientale il premier aveva regalato un'altra frase che fece centro: "Vogliamo lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta". Sul fronte del Lavoro l'allora presidente del Consiglio del consiglio aveva ricordato che, dopo i grandi sforzi di sostegno al reddito, in futuro "non potremo aiutare tutti". Ma la perla Mario Draghi l'aveva però riservata alla fine del suo discorso: "Oggi, l'unità non è un'opzione, l'unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l'amore per l'Italia". Una chiosa servita per chiudere il cerchio e riportare il concetto in apertura: solo tutti insieme ne usciremo. Che a molti ricordò nell'ormai iconico  "whatever it takes" pronunciato con autorevolezza e coraggio a presidente della Bce in un momento di difficoltà per l'euro messo sotto scacco dalla crisi dei subprime.