Domenica 14 Luglio 2024
ANTONIO DEL PRETE
Editoriale e Commento

Quelle donne uccise due volte

Uomini che prima rendono un inferno la vita di fidanzate ed ex mogli o compagne e poi le ammazzano, togliendosi, a volte, poi anche la vita

Scarpe rosse contro la violenza di genere

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Cosa resta di una vita cancellata da chi cancella anche la propria? Non un crimine da punire, una colpa da espiare, qualcuno contro cui scagliare la propria disperazione. Neppure la speranza di un’anima da redimere. Solo lacrime e silenzio. Impotenza.

Il contrappasso a cui condannano il mondo uomini che non sono stati capaci di esprimere la loro essenza senza negare quella degli altri. Che odiano il loro prossimo come se stessi.

Le vittime sono quasi sempre fidanzate, compagne, mogli o ex. Vittime di cui si credono vittime. Una teoria paranoica troppo spesso tradotta in pratica. In Italia la motivazione più frequente degli omicidi-suicidi è impropriamente definita passionale.

Sono femminicidi-suicidi, dunque. Femminicidi due volte. Storie di donne uccise in quanto tali, punite per l’abbandono o per essere rimaste nella coppia senza tuttavia riuscire a esorcizzare insicurezze, gelosie e follie quotidiane di un uomo autoproclamatosi padrone delle loro esistenze. Ma non solo.

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Sono vittime di carnefici che non le ritengono degne neppure di una sorte diversa dalla loro. Non oggetti di cui disporre a piacimento, come si conviene nella peggiore tradizione patriarcale. Appendici, piuttosto. Parti dell’unico soggetto che conta. Vite di cui nutrirsi senza trovare sazietà. Perché l’uomo fagocitandole, uccidendone la personalità, resta solo. Non ha più un prossimo a cui affidarsi, qualcuno con cui condividere il peso delle angosce. Vede svanire l’illusione di poter affermare se stesso nella società. E talvolta conclude che una vita siffatta non ha senso di essere vissuta. La vita di entrambi naturalmente, un unico destino. Alla base del suicidio, sostiene lo psichiatra americano Karl Manninger, ci sono tre desideri: morire, essere ucciso e uccidere. Nei femminicidi-suicidi la vittima è una sola. Ma è la donna. E muore due volte.