Il trentuno di dicembre abbiamo festeggiato la fine dell’anno maledetto, definito anche dai più seriosi analisti “orribile“, “il peggiore del secolo“ (peraltro un secolo appena cominciato...). Divertenti messaggi su whatsapp raffiguravano l’anno passato con forma di Coronavirus, che veniva bucato e ucciso da una siringa; oppure gettato nel water prima di tirare lo sciacquone. E per carità: di sofferenza, nel 2020, ne abbiamo avuta tanta. Ma siamo sicuri che non ci sia stato dato anche qualcosa di bello?

Penso a tanti fatti, piccoli e grandi, che non c’entrano nulla con la pandemia, neanche indirettamente. Fatti piccoli e grandi che ci sono capitati e che rivivremo con nostalgia quando li ricorderemo. Fatti piccoli e grandi che ci siamo dimenticati di inserire nel riassunto dell’anno passato. Qualche giorno, qualche sera, qualche ora, un incontro, un’amicizia nuova: momenti che, se riavvolgiamo il film del 2020, vorremmo fermare e respirare di nuovo. Sarà pur capitato, a ciascuno di noi, anche qualcosa di bello. Non si tratta di trovare consolazioni. Ma di imparare a ringraziare (e basterebbe il fatto di essere vivi, per dire un grazie). Invece, sta passando il principio che l’anno nuovo “deve risarcirci“ del male che abbiamo subìto, come se avessimo un diritto (e nei confronti di chissà chi). E pensiamo che basterà cambiare calendario.

Sul sito ilsussidiario.net ho letto un articolo che cominciava così: “Ma ve li immaginate i nostri nonni che danno la colpa della guerra al 1944 e si affidano al capodanno del 1945 perché tutto possa andare meglio?“.

Quel che sarà l’anno appena cominciato non ci è dato di sapere. Ma molto dipenderà da noi, anche dalla nostra capacità di saper cogliere e trattenere le cose belle che la vita ci regala sempre, perfino negli anni “orribili“. Buttare via con un tiro di sciacquone il passato non è un buon viatico per il futuro.