Turismo enogastronomico: ecco i trend del 2024

Gli italiani amano andare al ristorante, ma non in quelli gourmet. Piacciono i Food Festival, meno le visite alle cantine o i corsi di cucina

Turismo enogastronomico (Foto d'archivio)

Turismo enogastronomico (Foto d'archivio)

Il turismo è sempre più enogastronomico, inteso come desiderio di sperimentare appieno l’enogastronomia del luogo visitato: è uno dei trend evidenziati dal rapporto 2023 sul turismo enogastronomico, a cura di Roberta Garibaldi, docente di Tourism management all’università di Bergamo ed esperta del settore. Analizzando il rapporto, è possibile delineare alcuni interessanti trend che riguardano anche le prossime stagioni turistiche. Inoltre, confrontando lo studio di Garibaldi e il monitoraggio realizzato dalla nota organizzazione statunitense World food travel association, emergono varie differenze nell'approccio all'esperienza tra italiani, statunitensi, francesi, britannici, canadesi, messicani e cinesi.

Gli italiani amano il ristorante, ma non quello gourmet

Proprio così: l'Italia vede la percentuale più bassa di turisti che hanno dichiarato di aver provato, nell'ultimo biennio, un'esperienza gastronomica in un ristorante gourmet. Lo ha fatto solo il 16% del campione intervistato, contro il 46% degli americani, il 42% dei francesi e il 35% dei britannici, ma anche il 41% dei cinesi e il 47% dei canadesi. Il dato più consistente riguarda però i messicani, che nel 49% dei casi hanno scelto l'esperienza gourmet. Eppure, il 74% dei nostri connazionali – la percentuale più alta in assoluto, davanti al Canada con il 64% e alla Cina con il 63% – ha scelto di trascorrere in vacanza almeno una serata al ristorante: la scelta, però, è andata su un locale di impronta più tradizionale e meno sofisticata. Del resto, gli italiani in vacanza sono particolarmente predisposti a visitare mercati contadini e fiere agricole: una curiosità, quest'ultima, che riguarda solo il 30% dei turisti Usa e il 24% dei britannici.

Piacciono i food festival, non sfonda lo street food

Tra le attrazioni predilette dai turisti italiani spicca il food festival (ad esempio, la fiera internazionale del Tartufo bianco d’Alba o il festival del torrone di Cremona), scelto dal 35% degli intervistati. Anche in questo caso, la percentuale tricolore è la più alta nel confronto internazionale: tra i francesi, per esempio, solo il 13% vi ha partecipato, il 20% tra i britannici. Lo street food, invece, non spopola fra i turisti italiani. L'esperienza gastronomica al food truck o in un chiosco-bancarella è stata scelta dal 29% degli intervistati, contro il 44% dei nordamericani (Usa e Canada evidenziano la stessa percentuale) e il 45% dei messicani; ma anche cinesi (31%), britannici (41%) e francesi (34%) puntano sui cibi di strada più di quanto lo facciano i nostri connazionali.

Visite ad aziende e cantine e classi di cucina del territorio: fanalino di coda

La visita a un’azienda agricola è un'esperienza provata dal 28% degli italiani in vacanza. Il risultato è più alto della media, ma non arriva al picco registrato tra i cinesi che, in questo caso, svettano nella graduatoria internazionale, con il 40% delle risposte affermative: il doppio rispetto agli americani e dei canadesi (20%) e quasi il triplo rispetto ai britannici (14%). Infine, la partecipazione a lezioni e corsi di cucina: pochi sono gli italiani che vi partecipano durante i loro viaggi in Italia e all'estero (6%). Valori bassi anche tra le altre nazionalità, con il picco minore tra i turisti Usa (8%) e massimo tra francesi e cinesi (12%).

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