Superbonus. Niente proroghe, ma chi è in ritardo non restituirà gli aiuti. Il meccanismo

Trovato in extremis un accordo sullo sgravio fiscale, dopo settimane di dialogo. Credito al 110% per i lavori asseverati entro il 2023 e al 70% per quelli da fare

Gli esodati del Superbonus in piazza (Ansa)
Gli esodati del Superbonus in piazza (Ansa)

Roma, 29 dicembre 2023 – L’accordo sul Superbonus arriva sul filo di lana, dopo l’ultima trattativa prima del Consiglio dei ministri. All’incontro, convocato dal sottosegretario Alfredo Mantovano, su richiesta del vicepremier Antonio Tajani, partecipano anche Giovanbattista Fazzolari, l’altro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il presidente dei deputati di Forza Italia, Paolo Barelli.

Nessuna proroga, si affretta a precisare Palazzo Chigi, per blindare le posizioni di Giorgetti, da sempre ostile ad uno slittamento dei termini. Solo una soluzione che viene definita di "buon senso". Nel decreto ad hoc approvato ieri dal governo non c’è neanche la possibilità di presentare un Sal (il documento che certifica lo stato di avanzamento dei lavori) straordinario a gennaio per ottenere lo sconto in fattura o la cessione del credito anche per i lavori realizzati nell’ultima parte dell’anno e prima di dicembre. Sarebbe stato troppo oneroso, ha fatto sapere il responsabile del dicastero di via Venti Settembre.

In compenso sarà riconosciuto il credito d’imposta al 110% per tutti i lavori realizzati e asseverati al 31 dicembre 2023 mentre per le opere ancora da effettuare il bonus scende al 70%.

Ai singoli soggetti con Isee inferiore a 15mila euro, sensibilmente aumentato in base ai componenti del nucleo familiare, si garantisce il credito del 110% anche per la quota di lavori non asseverati al 31 dicembre. In buona sostanza, viene spiegato, chi non ha concluso i lavori entro l’anno non si troverà nella grave condizione di dover restituire tutti i crediti fino a quel momento maturati. In secondo luogo, per i lavori non conclusi al 31 dicembre e per compensare la quota che scenderà dal 110 al 70%, lo Stato interverrà utilizzando il fondo povertà con riserva di aumentarne la capienza durante l’esercizio finanziario.

In questo modo le fasce meno abbienti non si dovranno fare carico della differenza. "Di fatto – spiega il vicepremier Antonio Tajani, che si intesta la partenità del decreto - né l’impresa si rivarrà sui condomini, né dovrà versare una penale e restituire i soldi avuti. Un messaggio molto forte per le imprese che stanno lavorando che hanno lavorato a tutela delle persone per bene".

Il decreto legge prevede inoltre una stretta per l’utilizzo improprio del Sismabonus. Si esclude la cessione del credito nel caso di interventi di demolizione e ricostruzione in zone sismiche per le quali non sia stato richiesto il titolo abilitativo alla data di entrata in vigore del decreto legge. Vengono quindi inserite, rimarcano le fonti di Palazzo Chigi, verifiche più puntali per limitare l’agevolazione soltanto agli edifici effettivamente danneggiati da eventi sismici.

In materia di barriere architettoniche, infine, si limitano gli interventi sottoposti all’agevolazione chiarendo a quali si fa riferimento. È necessaria un’apposita asseverazione per il rispetto dei requisiti, a garanzia che i lavori vengano effettivamente realizzati per abbattere le barriere architettoniche. Dal primo gennaio 2024 la cessione del credito è consentita per le parti comuni dei condomini con uso abitativo e alle persone fisiche con redditi inferiori a 15mila euro. Il limite del reddito non si applica alle persone con disabilità mantenendone quindi la totale tutela.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro