Decreto Superbonus, Brancaccio (Ance): "È una mano tesa alle fasce disagiate. Ma non basta ancora"

La presidente dei costruttori: la soglia dei 15 mila euro esclude la classe media "Sarà difficile rifare i conti e le partizioni: il rischio è il caos nei condomìni"

Brancaccio (Ance): "È una mano tesa alle fasce disagiate. Ma non basta ancora"
Brancaccio (Ance): "È una mano tesa alle fasce disagiate. Ma non basta ancora"

Roma, 29 dicembre 2023 – "È doveroso ringraziare Forza Italia che ha tentato di trovare una soluzione di buonsenso al problema. Non possiamo che essere d’accordo con l’idea di andare incontro alle fasce più disagiate. Temiamo però che questo non risolverà tutti i problemi che avevamo evidenziato". La presidente dell’Ance Federica Brancaccio ha appena ascoltato il ministro Tajani illustrare la soluzione trovata dal governo sul Superbonus. Una soluzione che non la convince del tutto: "La soglia dei 15 mila euro è molto bassa. Purtroppo così la classe media viene esclusa e dovrà sostenere quel 30% di spesa non prevista. E soprattutto, se si fosse risolto il problema di liquidità delle imprese forse non si sarebbe nemmeno arrivati a questo punto. Ma temiamo – e speriamo di essere smentiti – che non risolverà la situazione. Per tutta una serie di motivi".

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Quali?

"In primo luogo non sarà facile nei condomini rifare i conti, considerando che qualcuno sarà costretto a pagare mentre altri saranno esentati. Poi c’è l’idea della sanatoria per i lavori non terminati: questo significa sprecare soldi pubblici senza nemmeno raggiungere l’obiettivo. La soglia al primo Sal evidentemente incentiva i comportamenti scorretti: quelli che sono spariti dopo il primo step così li premiamo. Il mio è un discorso di preoccupazione e serietà".

Voi che cosa proponevate?

"Noi avevamo semplicemente chiesto di lasciare aperti i termini per chi era sulla via del completamento, ma magari era in ritardo per problematiche non sue. L’esempio perfetto è quello degli infissi: chi li ha avuti in ritardo per problemi di reperimento oggi non consegnerà il lavoro in tempo, ma non per colpa sua. Volevamo salvare quelle situazioni ottenendo però l’efficientamento energetico. Invece questa sorta di scudo, non si capisce se generalizzato o solo per i redditi bassi, rischia di lasciare i lavori a metà e lasciare i condomini senza una fine dei lavori. Noi auspicavamo una proroga di tre mesi per chi era in completamento, senza aiutare chi ha iniziato due mesi fa. Era una strada più semplice. Questa invece rischia di mancare l’obiettivo".

Quali sono i problemi che rimangono sul tavolo, quindi?

"Secondo noi i contenziosi non saranno risolti. E poi il timore che non si completassero i lavori forse questa misura non lo scongiura. È giusto aiutare le fasce più deboli della popolazione. Ma farlo in corsa sarà molto complicato. Spero di sbagliarmi, comunque".

E sulla sanatoria per i lavori non terminati?

"Anche qui la scelta di non andare a recuperare quei crediti aiuta le fasce di popolazione più povere. Ma in ogni caso alla fine si saranno usati soldi pubblici magari senza ottenere nemmeno l’efficientamento energetico. È preoccupante".

Però almeno i cittadini adesso non rischieranno più le ipoteche, come lei paventava.

"Sì, questo è scongiurato ed è sicuramente una buona notizia".

Che anno sarà il 2024 per il suo settore? La fine della bolla del Superbonus porterà licenziamenti e fallimenti?

"Sicuramente ci sono segnali di flessione. Si sperava che il Pnrr partisse più velocemente. Ci auguriamo che nel 2024 il Recovery Plan vada a compensare la flessione dei bonus, che era prevista, e che si corra con gli investimenti nelle opere pubbliche. Noi però abbiamo anche un’altra preoccupazione: i pagamenti. Che devono essere in linea con quelli europei. Invece le imprese stanno ancora aspettando i ristori del caro materiali del primo semestre 2022, mentre il problema dei crediti incagliati non ha ancora trovato una soluzione. Speriamo che almeno i pagamenti correnti delle opere del Pnrr siano tempestivi. Altrimenti il rischio di una crisi di liquidità c’è, anche se paradossalmente in questo momento abbiamo tanto lavoro".

Ma da questa vicenda del Superbonus quale lezione sugli incentivi dobbiamo imparare?

"Dobbiamo imparare che le regole vanno scritte bene. Non sull’onda dell’emotività o della fretta. E poi non vanno cambiate in corsa. Vanno ascoltate di più le associazioni di categoria, che conoscono i problemi. Quando sono nate le prime norme sui bonus l’Ance ha detto dall’inizio che bisognava pretendere che a eseguire i lavori fossero solo aziende qualificate, visto che si tratta di soldi pubblici. Abbiamo proposto di controllare con un plafond annuale il tetto di spesa che questo Paese si può permettere, e di mettere regole sul bonus facciate. Di tutto l’arco parlamentare non ci ha ascoltato nessuno. Se qualcuno l’avesse fatto, magari qualche problema sarebbe stato ridotto. Bisognerà lavorare ai futuri incentivi con senso di responsabilità e facendo tesoro degli errori fatti".

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