Startup italiane, investimenti per oltre un miliardo nel 2023. Ma è crollo rispetto al 2022

Il calo, in Italia come negli altri paesi europei, è da collocare in una situazione di generale incertezza

Startup italiane, investimenti per oltre un miliardo nel 2023

Startup italiane, investimenti per oltre un miliardo nel 2023

Roma, 12 gennaio 2024 – Seppur con una netta contrazione (-49,6%), per il terzo anno consecutivo, il panorama degli investimenti delle start up e scaleup italiane ha superato la soglia del miliardo di capitali raccolti. Secondo lo studio EY Venture Capital Barometer, infatti, nel 2023 la cifra ha raggiunto 1.048m, distribuiti in 263 operazioni. Una diminuzione quasi annunciata dato che, già nel primo trimestre dell’anno appena passato, era stato registrato un rallentamento rispetto al 2022, con investimenti più che dimezzati e addirittura più vicini ai risultati del 2021. Numeri negativi che comportano “grandi difficoltà per il nostro tessuto produttivo nell’adottare tecnologie e trasformazioni necessarie a garantire competitività, produttività, crescita dei salari e valorizzazione delle competenze”, ha commentato Marco Daviddi, Managing Partner Strategy and Transactions di EY in Italia. Tuttavia, il calo - in Italia, così come negli altri paesi europei - è da collocare in una situazione di generale incertezza che ha spinto gli investitori, influenzati da politiche monetarie restrittive, crescente inflazione, instabilità geopolitica ed impatto travolgente della trasformazione tecnologica, ad una maggiore cautela. In particolare nei confronti di classi di investimenti molto rischiose, quali appunto gli investimenti in società innovative, come le start up e le scaleup. Il calo degli investimenti nel settore ha influenzato negativamente anche il valore di quelli pro-capite. Su quest’ultimo punto la Spagna ha fatto registrare un rallentamento del -56% rispetto al 2022; a seguire c’è l’Italia con un -50%. Il Regno Unito, invece, nonostante una flessione del 38%, si mantiene al primo posto della classifica delle nazioni con la spesa pro-capite più alta. Tornando alla situazione italiana, questa non si configura come una prospettiva cupa e può essere interpretata come un fase di stabilizzazione dell’ecosistema venture capital, cioè quei fondi che investono nelle partecipazioni di minoranza di startup, appartenenti spesso a settori ad alta crescita come software, internet e business ad elevato contenuto innovativo. Lo stesso Daviddi ha sottolineato che l’aver mantenuto gli investimenti sopra la soglia di 1 miliardi è un buon risultato e che ci sono gli elementi per guardare “con positività agli indicatori macroeconomici futuri e alle opportunità offerte dalla trasformazione digitale, settore nel quale in Italia le competenze sono molto valide”. Elementi di ottimismo spinti possibile soprattutto dalle aziende ad alto contenuto tecnologico, in particolare quelle afferenti allo sviluppo di software e servizi digitali, che sono state il motore trainante degli investimenti e fonte di attrazione degli investitori anche stranieri. A dimostrazione di ciò sono i primi tre settori per volumi attratti, che risultano essere Software & Digital Services, Technology & IoT, Health & Life Science, seguiti da Energy&Recycling e Fintech.

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