Sanremo 2024, a quanto ammonta l’impatto economico stimato

L’analisi elaborata da Ey parla di 205 milioni di euro

Il Festival di Sanremo 2024 (Ansa)
Il Festival di Sanremo 2024 (Ansa)

Sanremo, 9 febbraio 2024 – Musica, spettacolo, divertimento, ospiti illustri, grandi cantanti e riflessioni sui tempi che corrono. Oltre a 205 milioni di euro di impatto economico stimato. E’ il numero partorito da un’analisi elaborata da Ey in relazione al Festival di Sanremo in procinto di entrare nella fase clou dell’edizione 2024. Le cifre Nel computo complessivo dei 205 milioni di euro, una parte molto rilevante è rappresentata dagli impatti indiretti e indotti legati alla manifestazione, quantificati in circa 125 milioni. Il valore aggiunto rapportabile al pil è invece stato individuato in 77 milioni. Il trend è incoraggiante, visto che in confronto alla precedente edizione, è stata registrata una crescita di 6 milioni di euro, principalmente per effetto di una maggiore raccolta pubblicitaria, che vale in tutto 148 milioni di euro. Per arrivare al tetto dei 205 milioni citati ci sono poi da aggiungere 44 milioni di investimento per l’organizzazione e quasi 13 riconducibili alle attività degli spettatori e dei professionisti.

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Opportunità di lavoro I posti di lavoro attivati ‘equivalenti agli impieghi a tempo pieno’ sono pari a oltre 1.300 addetti, di cui circa 860 derivanti dagli effetti indiretti e indotti. I settori maggiormente coinvolti grazie all’attivazione delle catene di fornitura sono quelli relativi ai servizi pubblicitari (96 milioni di euro di giro d’affari), di alloggio e catering (13 milioni) e produzione cinematografica, televisiva e musicale ( 10 milioni). Quanto costa assistere al Festival Ey ha anche quantificato le spese medie per i visitatori, che ovviamente contribuiscono a creare indotto economico per la città e che sono state individuate in circa 500 euro al giorno (493, a guardare i dettagli). Un pernottamento medio costa 300 euro, ai quali sono da aggiunge 75 euro spesi nella ristorazione, 13 per utilizzare i mezzi di trasporto, 75 per lo shopping e altri 30 di ulteriori spese varie. L’analisi “Le ripercussioni economiche del Festival di Sanremo - è il commento di Mario Rocco, partner Ey - evidenziano, anche quest’anno, il ruolo fondamentale dell’industria della musica nel nostro Paese, nonché l’importanza del festival nell’economia dello stesso. In base alle nostre stime, il giro d’affari generato dalla 74° edizione del Festival è considerevole, per un totale di circa 205 milioni, con un aumento rispetto alle stime dell’edizione precedente principalmente riconducibile alla maggiore raccolta pubblicitaria e all’inflazione registrata in questi mesi. L’analisi considera non solo l’impatto delle spese organizzative, dei ricavi da pubblicità e sponsor e della presenza sul territorio di spettatori e addetti ai lavori, ma anche delle ripercussioni generate lungo le catene di fornitura, stimate in circa 125 milioni. L’impatto, inoltre, non considera gli effetti, importanti ma di non immediata quantificazione, sull’industria discografica nel mercato fisico e digitale, che rappresentano un ulteriore impulso per la nostra economia.” Il mondo della musica in Italia La Siae, Società Italiana degli Autori ed Editori ha contato, nel 2022, oltre 54 mila concerti, il 110% in più rispetto 2021 e il 42,5% in più rispetto al 2019. A questi fanno riferimento un totale 24,3 milioni di spettatori: a trainare il dato sono i ‘live’ di musica pop, rock e leggera (oltre 31 mila in Italia nel 2022), che raccolgono quasi 20,9 milioni di spettatori. “La grandezza di questi numeri - si legge nella nota di Ey - fa capire che il ruolo dell’industria della musica in Italia va oltre l’intrattenimento degli ascoltatori. Secondo le stime di Assomusica, nel 2017 la sola musica dal vivo ha generato un totale di circa 750 milioni di euro, per circa 4,5 milioni di spettacoli, con un impatto medio sulle città di 1,2 euro aggiuntivi per ogni euro speso per biglietto. Questa stima è, inoltre, probabilmente in aumento negli ultimi anni, se si considera che, al 2022, i soli concerti organizzati dagli associati di Assomusica hanno generato un fatturato di circa 500 milioni di euro. Se a questo si aggiunge anche il ruolo delle case discografiche, l’importanza dell’industria diventa ancora più evidente: un recente studio ha stimato che ogni euro investito direttamente dalle case discografiche porta un contributo aggiuntivo di 1,8 euro di pil in altre parti del settore”. Le scuole L’industria della musica non considera, però, solo la musica dal vivo e le case discografiche: si pensi ad esempio ai conservatori, che in Italia sono una sessantina, impiegano circa 6.500 docenti (un terzo dei quali a tempo determinato) e diplomano più di 6.000 persone ogni anno.

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