Il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa da Bruxelles (Ansa)
Il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa da Bruxelles (Ansa)

Roma, 13 dicembre 2020 - Un'opportunità e una sfida. Sul piatto ci sono circa 200 miliardi di euro che arrivano dall'Europa, da utilizzare in sei anni per ammodernare l'Italia, rendendola più 'verde' e digitale, e riformandone anche la giustizia e il fisco. Progetti ambiziosi, quelli contenuti dalle 125 pagine del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ribattezzato Next Generation Italia, presentato nei giorni scorsi dal premier Giuseppe Conte ai suoi ministri. Di fatto, è il braccio operativo del Recovery Fund, ovvero Next Generation Eu, la risposta di Bruxelles, approvata nei giorni scorsi dopo aver vinto le resistenze di Ungheria e Polonia, per tamponare la crisi economica dovuta al Coronavirus.

La posta in gioco

I miliardi sul piatto, si diceva, sono 196, la 'fetta' degli aiuti Ue che spettano al nostro Paese (in tutto sarebbero 209, di cui 82 a fondo perduto e 127 da restituire in dieci anni, ma si sommano aiuti di altra tipologia). L'Italia, come gli altri membri dell'Unione Europea, dovrà presentare il Piano in cui spiega come utilizzare questi fondi: il termine è aprile, ma il premier Conte, salvo intoppi con la sua maggioranza, intende mandare il tutto già a gennaio, con la speranza di accelerare le procedure di erogazione dei soldi. 

Che cosa si può fare con queste risorse

L'obiettivo del Next Generation Italia è di finanziare gli investimenti, pubblici e privati, per farli diventare il volano del rilancio del continente. Le aree di intervento individuate dal governo sono sei: 
- Rivoluzione verde e transizione ecologica, a cui sono destinati 74,3 miliardi
- Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (48,7 miliardi)
- Infrastrutture per una mobilità sostenibile (27,7 miliardi)
- Istruzione e ricerca (19,2 miliardi)
- Parità di genere e coesione sociale (17,1 miliardi)
- Salute (9 miliardi) 





In questo calderone, dunque, entra un po' tutto: cantieri per l'efficientamento energetico (verrà prorogato al 2023 il superbonus 110% per chi ristruttura in senso green, ad esempio), spinta sull'Alta velocità dei treni e navi a basse emissioni, assunzioni nel settore Giustizia per snellire i tempi delle pratiche e dei processi (si parla di mille magistrati e undicimila addetti ai tribunali), misure per favorire l'occupazione femminile e rafforzare i servizi per l'infanzia e per l'armnonizzazione dei tempi lavoro/famiglia, un nuovo centro sulla Cybersicurezza, estensione della Banda Ultralarga alle aree grigie. Si tratta solo di alcuni esempi. 

Che cosa, al contrario, non si può fare 

In pratica, con i soldi del Next Generation Eu non si possono tagliare le tasse. Tuttavia, nell'illustrare il piano, il governo ha messo le mani avanti, immaginando nella legge di stabilità che si farà il prossimo anno, una riforma del fisco di cui dovrebbero beneficiare i redditi medi, indicativamente tra 40mila e 60mila euro l'anno. 

Quando arrivano i soldi

I negoziati in Europa hanno preso più tempo del dovuto, per le resistenze di Ungheria e Polonia, decise a rallentare l'entrata in vigore del piano (legato all'ok al bilancio europeo 2021-27): giovedì 10 dicembre, però, i veti dei due Paesi sono infine caduti, ed è arrivato il sospirato via libera da Bruxelles. Un 10% del totale, quindi siamo attorno ai 19-20 miliardi per l'Italia, dovrebbe arrivare a giugno 2021. Il resto sarà scaglionato in erogazioni semestrali, due volte l'anno per 6 anni.

Chi seguirà la gestione dei fondi in Italia?

Il premier Conte avrebbe deciso di creare una cabina di regia di controllo formata dal presidente del Consiglio, cioè lui, dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli e da quello dell'Economia, Roberto Gualtieri. A questa si affiancherà una task force di nove supermanager indipendenti responsabili dei progetti del Piano italiano: i nomi, al momento, sono ancora coperti. Per aiutarli, si era parlato inizialmente di circa 300 tecnici distribuiti tra le varie aree, ma il numero sarebbe calato drasticamente, per cercare di spegnere le polemiche di questi giorni. Il via libera a questo schema, infatti, si è arenato in Consiglio dei ministri, per la contrarietà di parte della maggioranza.

In particolare, è Matteo Renzi e la sua Italia Viva a essersi messi di traverso, mettendo a dura prova la tenuta del governo. Secondo l'ex premier, infatti, la struttura di tecnici che ha in mente Palazzo Chigi finisce per esautorare i poteri dei ministri e del Parlamento. Sullo sfondo, c'è una battaglia sul rimpasto di governo ipotizzato da più parti, e che porterebbe a un ipotetico governo 'Conte ter'. Sempre, ovviamente, che non si arrivi a far cadere il premier stesso: in quel caso, però, il rischio di far slittare i tempi per presentare il piano e, con esso, l'erogazione dei soldi, potrebbe essere alto.