Venerdì 21 Giugno 2024
GIOVANNI ROSSI
Economia

Boom degli affitti brevi: case introvabili e prezzi folli per studenti e famiglie

Giro di affari da 10 miliardi di euro, il mercato italiano è il terzo al mondo dopo Usa e Francia. I Comuni chiedono norme nazionali, proprietari sul piede di guerra: non siamo noi il problema

Le città italiane a più alta vocazione turistica sono anche le mete universitarie più frequentate. Risultato: si alloggia a caro prezzo. E così il tema affitti brevi diventa centrale nell’agenda politica di tutte le municipalità più esposte. Da Venezia a Milano, da Firenze a Siena, da Bologna a Roma, è tutto un ribollire di indignazione, controdeduzioni, proposte. Con i sindaci costretti a prendere posizione e i privati – così come i grandi portali – intenti a organizzare motivate reazioni, a fronte della scontata rabbia di lavoratori e pensionati a caccia di locazioni ordinarie.

Una manifestazione contro gli affitti troppo cari
Una manifestazione contro gli affitti troppo cari

Terzi nel mondo

Il comparto affitti brevi italiano, secondo un recente studio di Halldis, vale 10 miliardi di euro. È il terzo mercato al mondo dopo Stati Uniti e Francia. Con numeri in potenziale vertiginosa ascesa. Con sei milioni di abitazioni tra case sfitte e seconde case, ogni domanda può essere soddisfatta. Soprattutto nel settore ’mid-long term’, pari a 30 o più giorni di permanenza. Una manna ma anche un’insidia nei comuni in difficoltà, dove la lotta per la casa o per la camera diventa sempre più aspra e costosa. Ad esempio a Siena, dove quest’anno alcuni collegi universitari sono in ristrutturazione, la tensione abitativa è altissima.

Incremento costante

Sempre Halddis certifica i seguenti prezzi medi giornalieri: Milano (92 euro), Roma (87), Firenze (84). L’ultima analisi europea pubblicata dal Airdna a maggio 2022 colloca l’Italia all’ottavo posto per incremento della domanda di affitto per vacanze. I dati pre-pandemici del settore sono ormai largamente superati: siamo a +7% rispetto al 2019. Meno della Grecia (+26,8%) e della Francia (11,7%), ma più di Croazia (+2,6%), Regno Unito (+2,5%, Portogallo (-0,7%) o Spagna (-5,1%). Gli aumenti più sostenuti della domanda riguardano le unità abitative più grandi, ma anno su anno comincia a intravedersi la crescita dell’ospitalità anche in case private o camere condivise. Si avverte insomma l’effetto dell’inflazione. Un bagno di realtà: il singolo posto letto quale sovrana unità di misura.

Da Milano ad Amsterdam

A parte Venezia che fa storia a sé, Milano è la città in cui il tema affitti brevi risulta oggi più divisivo. Le preoccupazioni del sindaco Giuseppe Sala – su possibili distorsioni originate dalla concentrazione dell’offerta "nella fascia che va tra il centro e la cerchia esterna – provocano la reazione stizzita dell’Aigab: "Se gli alloggi promossi on line a Milano per affitti brevi sono soltanto l’1,6% delle case esistenti a Milano – chiede e si chiede l’Associazione italiana gestori affitti brevi –, è possibile che quell’1,6% di case online, per il 95% di proprietà di singoli proprietari che li gestiscono in modo diretto o li affidano a gestori professionali, siano il problema? Basti pensare ad Amsterdam, che ha bandito gli affitti brevi e ha oggi quelli a lungo termine più alti d’Europa".

Proprietari stizziti

Il clima velenoso nei confronti dei proprietari, accusati – neppure tanto velatamente – di speculare al rialzo, spinge Airbnb a scendere in campo per una normativa nazionale unitaria, "come in Grecia, dove ci sono stati risultati positivi". Secondo Valentina Reino (Airbnb Italia), "nelle condizioni attuali di crescente costo della vita e inflazione alta si pone il problema di come mantenere appartamenti molto spesso ereditati". Basti pensare che il 50% degli host Airbnb rivela di ricorrere agli affitti brevi essenzialmente "per far quadrare i conti". Come se non bastasse, per Confedilizia il settore affitti brevi è già iper regolato, con sette interventi normativi dal 2017 ad oggi. Ma l’ipotesi di una nuova stretta appare quanto meno plausibile.