Chi paga la crisi del mar Rosso? Trasporti più cari e inflazione. "I porti italiani conteranno meno"

Dallo stretto di Bab al-Mandeb passa circa il 40 per cento del commercio marittimo del nostro Paese. L’escalation può avere conseguenze simili al conflitto ucraino. Confindustria: “Le nuove rotte ci danneggiano”

Roma, 13 gennaio 2024 – Le più colpite saranno soprattutto le piccole e medie imprese, che rischiano di pagare un conto salato per il nuovo conflitto che sta infiammando lo Yemen. Ma anche per i porti italiani potrebbero esserci conseguenze assai pesanti. E, più in generale, l’aumento dei costi dei trasporti avrà riflessi anche sull’inflazione e, quindi, sui portafogli di tutti gli italiani. Difficile ovviamente avere numeri precisi, ma l’escalation militare nel mar Rosso potrebbe avere conseguenze più o meno simili a quelle della guerra in Ucraina.

È l’altra faccia della guerra contemporanea, dove le rotte globali del commercio si trasformano in vere e proprie armi per combattere il nemico "Occidente".

Il cambio di rotta in Medio Oriente
Il cambio di rotta in Medio Oriente

L’allarme di Confindustria

“L’aggravarsi della crisi rischia di avere ripercussioni negative per il settore privato italiano e per il commercio del nostro Paese con i mercati asiatici – spiega Massimo Dal Checco, presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo –. Dallo stretto di Bab-al-Mandeb, snodo cruciale tra l’Oceano Indiano e il Mediterraneo, passa infatti circa il 40% del commercio marittimo italiano". Ma non basta. "La crisi rischia di ridurre l’importanza commerciale dei principali porti italiani, come conseguenza della decisione di grandi gruppi di logistica internazionale di optare per la circumnavigazione del continente africano, riducendo la centralità del Mediterraneo nella rotta commerciale che collega l’Europa all’Asia". Infine, sempre secondo il presidente di Assafrica&Mediterraneo, "un altro fattore di rischio per le aziende italiane, ed in particolar modo per le piccole e medie aziende che intrattengono forti relazioni commerciali coi mercati asiatici, è rappresentato dall’aumento dei costi del trasporto marittimo internazionale".

Prezzi dei viaggi alle stelle

Un dato per tutti: oggi, sulle rotte provenienti dall’Asia, i prezzi sono aumentati di 3 o addirittura di 4 volte rispetto alla media stagionale. Secondo un’analisi pubblicata da Freightos, una società che gestisce una piattaforma di prenotazione e pagamento per trasporto merci internazionale, a metà dicembre i noli tra Asia e Nord Europa sono saliti del 173% mentre sulle rotte del Mediterraneo si è arrivati a soglie di aumento del 108%. Una situazione che ha trovato un immediato riflesso nel brusco calo dei traffici: fra il 28 dicembre e il primo gennaio c’è stato un calo del 38% delle navi che sono transitate nel canale di Suez. Con prezzi esorbitanti: una nave porta rinfuse di circa 33mila tonnellate di stazza lorda paga per il transito circa 400mila dollari, con punte fino a 600mila. Così molti armatori, per evitare se non altro il rischio dei ribelli e di fronte all’impennata dei prezzi, hanno scelto di circumnavigare l’Africa, con due conseguenze: 9 giorni di navigazione in più e costi per il carburante che superano il milione di euro. Senza contare che i ritardi nelle consegne rischiano di avere effetti a cascata sulle fabbriche europee. Ieri, Tesla, ha sospeso la produzione nelle fabbriche tedesche proprio per la mancanza dei componenti che viaggiano sulle rotte dei ribelli dello Yemen.

Approfondisci:

Energia all’asta: cosa succederà a chi non sceglie il mercato libero? Che gestore avrà? Che tariffa pagherà?

Energia all’asta: cosa succederà a chi non sceglie il mercato libero? Che gestore avrà? Che tariffa pagherà?

Il corridoio pluri-mondiale

Ma c’è anche chi rispolvera il vecchio progetto del corridoio pluri-modale (sia stradale che ferroviario) Bassora-Bagdad-Mosul che attraverso la Turchia può congiungersi alle reti Tena attraversando Bulgaria e Romania e arrivando nel cuore dell’Europa. "Emerge nuovamente la necessità – conclude Massimo del Checco – di stimolare un processo di accorciamento delle catene globali del valore delle nostre industrie in mercati più vicini, come quelli dell’Africa e del Medio Oriente, rispetto a quelli del Far East".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro