Mercoledì 22 Maggio 2024

Vulcaflex sempre più internazionale per “vestire“ l’automotive

CONSOLIDARE LA POSIZIONE di player mondiali nel settore dei rivestimenti per interni di auto con prodotti ecologici e nel pieno...

Vulcaflex sempre più internazionale per “vestire“ l’automotive

Vulcaflex sempre più internazionale per “vestire“ l’automotive

CONSOLIDARE LA POSIZIONE di player mondiali nel settore dei rivestimenti per interni di auto con prodotti ecologici e nel pieno rispetto della sostenibilità. È questa la sfida di Vulcaflex – sede produttiva a Cotignola, in provincia di Ravenna – che già oggi esporta il 95% dei 35 milioni di metri quadrati di pelli sintetiche che vanno a rivestire gli interni delle vetture griffate General Motors, Stellantis, Bmw, Mercedes e Volkswagen. Il fatturato 2023 si è chiuso a 170 milioni (erano stati 136 nel 2022) e per il 2024 i conti si proiettano verso una conferma dei livelli dello scorso anno grazie al lavoro degli addetti sparsi tra Cotignola, Milano e le sedi commerciali in Europa, Stati Uniti, Cina e Messico. Attualmente Vulcaflex conta su una forza lavoro di circa 500 dipendenti e la produzione annuale di oltre 35 milioni di metri quadrati di pelli sintetiche che evidenzia la capacità produttiva di Vulcaflex e la sua posizione di leadership nel quadro del mercato automobilistico europeo. E l’automotive sta dando buone soddisfazioni. "La produzione, superata la crisi dei microchip è ripartita ovunque e, a parte le problematiche di Stellantis in Italia, gli altri produttori - spiega il consigliere delegato Roberto Bozzi (nella foto a destra), che è anche presidente di Confindustria Romagna – stanno andando a pieno regime e la frenata delle motorizzazioni elettriche è compensata dal buon andamento dell’endotermico". Del resto Vulcaflex riveste le auto indipendentemente dalle motorizzazioni. "Le nostre nuove proposte di pelli sintetiche – continua Bozzi – sono conformi alle richieste del legislatore europeo sia in termini di riduzione della CO2 emessa per unità di prodotto finito sia nell’utilizzo di alcune materie prime in particolare tessuti che derivano per oltre l’80%, dalla raccolta differenziata delle bottiglie di plastica, nonché dall’utilizzo di altre materie prime di origine vegetale in sostituzione di altre di origine fossile.

Da qui l’idea di creare una nuova linea che prende il nome di "NextEthic" un termine che sta ad indicare l’obiettivo di coniugare il concetto di etica (ambientale) ed estetica (sempre più raffinata ed esclusiva) con l’obiettivo di rendere i materiali per rivestimenti di interni auto non solo belli ma eco compatibili. Un percorso affascinante quello di Vulcaflex che parte da Milano e arriva a Cotignola seguendo il cammino inverso della casata degli Sforza che lasciarono Cotignola e fecero grande Milano. Infatti, la storia della Vulcaflex inizia a Milano nel 1947 quando Attilio Bozzi abbandona la Magneti Marelli con in mente l’innovativo utilizzo della plastica per avvolgere i cavi elettrici, ha l’intuizione di mettersi in proprio e avviare un’impresa nel settore delle pelli sintetiche calandrate. L’impresa cresce e si consolida negli anni fino ai primi anni Sessanta ed in seguito ad un’altra felice intuizione investe nel settore della spalmatura, prevedendo e anticipando il successo dei prodotti espansi. Attilio Bozzi di fatto inventa quello che all’epoca si chiamava "Sky", un materiale che sembrava pelle senza essere di origine animale. Per soddisfare una domanda in forte espansione con una maggiore forza produttiva, nel 1965 venne acquisita un’impresa di Cotignola e lì l’azienda si trasferì perché la location milanese era diventata troppo centrale e doveva essere abbandonata. ll passo successivo della crescita avviene nel 1986 con l’acquisizione della società Vigotex e l’avvio di un nuovo stabilimento interamente dedicato alla rifinitura superficiale delle pelli sintetiche. Il sito sarà oggetto di ampliamento: dal 2018 questa sede produttiva il totale della superficie coperta è pari a 20.000 metri quadrati . Nel 2002 l’azienda asseconda la crescente vocazione alla sostenibilità aderendo al progetto VinyLoop, che porta alla creazione, a Ferrara, del primo impianto al mondo capace di recuperare PVC da scarti e sfridi di materiale composito. E a inizio 2020 ci si concentra ulteriormente nel settore automotive vendendo la divisione packaging e convertendo i macchinari dedicati alla produzione di film per imballaggio in impianti destinati ad incrementare la produzione di materiali per l’industria automobilistica. "Siamo impegnati – spiega Bozzi – anche sul fronte della riduzione dell’ energia impiegata nei processi produttivi con conseguente per riduzione della CO2 emessa che lo scorso anno è scesa del 18%". Oggi l’azienda è leader riconosciuta e autorevole sui mercati internazionali, con una quota di export superiore al 95% del fatturato e una rete commerciale capillare e strutturata, in grado di rispondere con tempestività alle richieste provenienti da tutto il mondo.

"La nostra sfida – spiega ancora Roberto Bozzi – è stata quella di essere produttori locali ma con logistica mondiale; per il futuro dobbiamo fare uno sforzo ancora più forte nella direzione dell’internazionalizzazione". Vulcaflex sta investendo in progetti interni di riciclo e di riutilizzo degli sfridi, ma sta anche finanziando progetti basati su tecnologie ancora in fase sperimentale, con l’obbiettivo di riuscire a rendere circolari i propri prodotti una volta raggiunto il fine vita dell’automobile. Come membri del consorzio EuPolySep, nato sotto l’egida di EuPC, l’Azienda sta concretizzato un primo risultato nella realizzazione di un nuovo impianto pilota, che sarà installato in Belgio, e che ha consentito di effettuare i primi test sperimentali su scala industriale di separazione del PVC dai supporti tessili. Nel corso del 2022 è stato avviato il processo di trasformazione degli sfridi compositi di PVC e tessuto in compound per applicazioni alternative, consentendo di dare seconda vita a centinaia di tonnellate di sfrido precedentemente destinato alla discarica o all’incenerimento".

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