Giovedì 11 Luglio 2024

"Il lavoro cresce e fa salire le nostre quotazioni"

Rosario Rasizza, AD di Openjobmetis, ha trasformato l'azienda in un leader nel settore del lavoro temporaneo. Con una quotazione in Borsa e una presenza nazionale, punta a una crescita costante.

"Il lavoro cresce e fa salire le nostre  quotazioni"

"Il lavoro cresce e fa salire le nostre quotazioni"

INCROCIARE LA DOMANDA e l’offerta di lavoro è sempre stata la sua passione. Per questo Rosario Rasizza - amministratore delegato di Openjobmetis e presidente di Assosomm, l’associazione che raggruppa le agenzie per il lavoro italiane - nel 1997 sotto l’insegna "Temporary" apre a Varese la sua prima attività nel settore. Nel 2001 dà vita ad un nuovo progetto imprenditoriale e fonda "Openjob, Agenzia per il Lavoro". Nel 2003 entra in Openjob il fondo di private equity Wise Sgr e Rasizza ne viene nominato ad. Tra il 2003 e il 2009 fa crescere rapidamente Openjob e nel marzo 2011 porta a termine un’importante operazione finanziaria e industriale, acquisendo Metis Spa. Dalla fusione tra Openjob e Metis, a gennaio 2012 nasce Openjobmetis Spa, di cui Rasizza è amministratore delegato. Il 3 dicembre 2015 corona il sogno di quotare Openjobmetis sul Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana, segmento Star. Ad oggi, è l’unica agenzia italiana a poter vantare questo prestigioso traguardo.

Rasizza, e agli azionisti come è andata?

"Non male, direi. Se un acquirente iniziale avesse tenuto sempre il titolo fino ad oggi, quell’azione che al momento della quotazione valeva 6,60 euro è passata a 16,50 euro che è il prezzo che i francesi di Crit hanno pagato per acquistare prima il controllo di Openjobmetis e poi per lanciare un’Opa totalitaria sul capitale".

Come si posiziona Openjobmetis sul mercato?

"Nel 2023, con un mercato del lavoro temporaneo stimato in 15,7 miliardi di euro, l’Italia si posiziona come il quarto mercato dell’Europa continentale. Openjobmetis è presente su tutto il territorio nazionale con una rete di 160 agenzie e ha realizzato ricavi nel 2023 pari a 703,3 milioni rispetto ai 727,1 milioni nell’esercizio precedente. Il risultato operativo (Ebit) è pari a 12,7 milioni rispetto a 11,7 milioni del 2022. L’utile netto è pari a 13,6 milioni rispetto agli 11,7 milioni nell’esercizio precedente".

Un’acquisizione che la porterà lontano dall’azienda?

"No. La cosa bella è che resto in azienda per altri tre anni insieme all’intero vertice e insieme a tutti dipendenti".

Cosa si aspetta per il 2024?

"La nostra idea è che assisteremo a una crescita importante e si stima che il mercato del nostro settore farà +3%. I dipendenti diretti sono 852 e tutti contribuiamo a un risultato importante: abbiamo messo in contatto oltre 23mila persone che lavorano nelle oltre 9.000 aziende noste clienti ed è presente su tutto il territorio nazionale con una rete capillare di oltre 160 filiali".

Come è organizzata Openjobmetis?

"Le divisioni specialistiche, con le quali Openjobmetis seleziona e forma anche figure professionali ad alto livello di complessità, sono agroalimentare, sanità, techne, I&CT. Si aggiunge il team Grandi clienti che al suo interno racchiude due business line: Gdo e Banca e Finanza".

Come sta cambiando il mercato del lavoro?

"Il mercato è estremamente dinamico e il problema, adesso, non è trovare lavoro ma trovare i lavoratori. Un tempo ci si congedava dal candidato con il consueto ‘le faremo sapere’; oggi è il candidato-lavoratore a dirci ‘valuto l’offerta e le so dire’. Il mercato è davvero completamente cambiato e per chi vuole lavorare e ha una competenza da spendere le strade sono davvero tante".

Cos’è che rende vincente una candidatura?

"Oggi la grande distinzione è tra chi sa fare qualcosa e chi non lo sa fare, chi ha un diploma tecnico e chi no. Un saldatore o un impiantista trova immediatamente lavoro, un antropologo o un filosofo fanno decisamente più fatica".

Quali sono i settori che performano meglio?

"Il settore cura della famiglia sta andando molto bene. Una ricerca dello studio Ambrosetti stimava in circa un milione le badanti presenti in Italia di cui solo 400mila in regola. La nostra società specializzata nel comparto delle badanti ha circa 2.500 famiglie clienti e trovare una badante italiana è pressoché impossibile. Lavoriamo quasi esclusivamente con personale straniero anche perché le italiane hanno famiglia e non vogliono dormire a casa della persona che devono assistere. Si tratta comunque di un mercato in forte crescita visto anche l’invecchiamento della popolazione la scelta dei figli di non vivere con i genitori anziani. Del resto, l’Italia è il paese con il maggior numero di cittadini sopra i 65 anni che nel 2030 rappresenteranno il 28% della popolazione, persone spesso deboli, sole o con patologie che richiedono assistenza e cure".

Come è organizzata la divisione?

"La Divisione Family Care nasce nel 2014 e conta ad oggi una ventina di filiali presenti nel territorio nazionale. Attualmente è in forte espansione e la richiesta di assistenti familiari sempre più elevata ha portato ad avviare una campagna di recruiting per badanti in tutta Italia. Ad aggravare la situazione un welfare che non riesce a rispondere adeguatamente alle esigenze di cura manifestate dalle famiglie e così si sviluppa sempre di più il mercato privato del lavoro di cura per rispondere alla crescente domanda di servizi. Ecco perché Family Care assume direttamente le assistenti familiari nel rispetto del Contratto collettivo nazionale del lavoro garantendo la valorizzazione del ruolo di badante che a tutti gli effetti si pone nei confronti della famiglia come un lavoratore con diritti e doveri".

Cercate anche persone che dall’estero vengano a lavorare in Italia?

"Sì, International Recruitment è un hub ideato da Openjobmetis, che nasce per ricercare e selezionare professionisti in tutti i Paesi del mondo che vogliono venire a lavorare in Italia per dare una svolta alla propria carriera. I principali ambiti di intervento sono: settore infermieristico, informatico e cantieristico. Tutti i servizi rivolti ai candidati, compresi quelli di formazione, sono gratuiti".