di Elena Comelli La Borsa Italiana è ufficialmente in vendita. Il London Stock Exchange, che la controlla dal 2007, ha finalmente confermato di aver "avviato discussioni esplorative" che "potrebbero tradursi in una vendita della quota in Mts o nel gruppo Borsa Italiana nel suo insieme", per ottenere il via libera dell’Antitrust europeo alla fusione con il gruppo Refinitiv, gestore di piattaforme di trading che potenzialmente si sovrappongono a Mts, il mercato italiano dei titoli di Stato. La transazione sarà completata, secondo il numero uno David Schwimmer,...

di Elena Comelli

La Borsa Italiana è ufficialmente in vendita. Il London Stock Exchange, che la controlla dal 2007, ha finalmente confermato di aver "avviato discussioni esplorative" che "potrebbero tradursi in una vendita della quota in Mts o nel gruppo Borsa Italiana nel suo insieme", per ottenere il via libera dell’Antitrust europeo alla fusione con il gruppo Refinitiv, gestore di piattaforme di trading che potenzialmente si sovrappongono a Mts, il mercato italiano dei titoli di Stato. La transazione sarà completata, secondo il numero uno David Schwimmer, "entro la fine dell’anno o all’inizio del 2021".

L’annuncio ha provocato un’alzata di scudi a Roma. "Invito il governo a considerare immediate e improrogabili valutazioni sugli strumenti utili da mettere in campo per intervenire in senso proattivo in questa vicenda", commenta Raffaele Volpi, deputato della Lega e presidente del Copasir. Anche i parlamentari del M5S chiedono al governo di agire per riportare la proprietà in mani italiane. A preoccupare è in particolare la possibile cessione di Mts, con lo scorporo dal resto della Borsa Italiana. La conferma delle intenzioni di Londra, dopo mesi di rumors, offre nuovo carburante alle speculazioni degli ultimi mesi, con Borsa Italiana nel mirino tanto di Deutsche Börse che di Euronext, la società che controlla i listini di Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona.

Avviata quasi un anno fa e approvata dagli azionisti di Lse, l’acquisizione di Refinitiv per 27 miliardi di dollari trasformerebbe l’operatore londinese in uno dei maggiori attori globali nelle infrastrutture di mercato, con attività che abbracciano piattaforme di negoziazione, camere di compensazione e distribuzione di dati. Il business italiano di Lse, acquistato per 1,6 miliardi di euro nel 2007, è considerato da Bruxelles uno dei principali impedimenti all’acquisizione.

La Commissione europea ha avviato a giugno un’indagine approfondita sull’acquisizione da parte di Lse dell’ex divisione dati di Thomson-Reuters, temendo che possa ridurre la concorrenza. Il 22 giugno l’Antitrust ha comunicato di voler approfondire il dossier, ma la deadline prevista per una decisione è stata sospesa. La cessione di Borsa italiana sarebbe una delle "compensazioni" offerte per rassicurare Bruxelles.

Lo scorso anno la Borsa di Hong Kong aveva offerto circa 36 miliardi di euro per arrivare a una fusione con il London Stock Exchange, che avrebbe portato con sé anche la controllata Piazza Affari, salvo ritirare la proposta qualche mese dopo.

Nel 2016 un’operazione simile era stata tentata dalla Deutsche Börse di Francoforte, che aveva messo sul piatto 21 miliardi di euro per fondersi con il Lse. Un’operazione che, proprio nell’anno della Brexit, avrebbe sposato il mercato di Londra con un gigante finanziario europeo. In quell’occasione, fu l’Antitrust europea a bloccare l’accordo.