Martedì 28 Maggio 2024
FABIO LOMBARDI
Economia

Bonus 100 euro, pro e contro: dalla “tredicesima del cuneo” al rischio beffa

Il governo difende i benefici per i redditi più bassi ma c’è chi evidenza addirittura che alcuni lo riceveranno ma poi lo dovranno restituire

Roma, 2 maggio 2024 – C’è chi lo difende perché comunque “porterà più soldi nelle tasche di chi meno ne guadagna” e chi invece lo ritiene uno “spot elettorale” (Landini, segretario generale della Cgil, lo ha definito “Bonus Befana”) che genererà pochi benefici e per poche persone. Non smette di far discutere il Bonus 100 euro annunciato dal governo per gennaio 2025.

Busta paga
Busta paga

La difesa del Bonus 100 euro

L’ultimo a “difenderlo” è stato il viceministro al Mef Maurizio Leo che lo ha definito: “La tredicesima del cuneo fiscale”. 

Leo e la “tredicesima del cuneo”

 “Il cuneo fiscale – ha detto Leo – si sviluppa su 12 mesi, allora” il bonus “è come se fosse una tredicesima del cuneo fiscale, questo è l'obiettivo, di dare una tredicesima del cuneo fiscale”.

Cento euro lorde

Leo ha spiegato che sul bonus “si applica il 23%” di tasse, quindi saranno “circa 77 euro” ma se il contribuente ha “qualche detrazione o deduzione più o meno stiamo attorno a 80 euro, parenti degli 80 euro del cuneo”. Non si tratta, precisa, di una misura elettorale ma si è fatto ora “perché c'è il decreto legislativo Irpef” che tratta “i redditi da lavoro dipendente, la sede naturale”.

A chi spetta

Come illustrato dal Governo il Bonus 100 euro spetterà a chi ha redditi complessivi sotto i 28mila euro con coniuge e almeno un figlio a carico. Ne avranno diritto anche i nuclei famigliari monogenitoriali con almeno un figlio a carico: ad esempio genitori separati o vedovi con, almeno, un figlio a carico. Le stime fatte dal ministero considerano che riguarderà 1,1 milioni di famiglie in Italia.

Niente Bonus sotto gli 8.500 euro

Non riceverà il bonus che, nel 2024, avrà un reddito inferiore agli 8.500 euro. Questo perché chi si colloca sotto questa cifra non paga tasse: quelli che vengono detti contribuenti incapienti. Per incassare un Bonus occorre infatti essere contribuenti.

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Quando sarà pagato

Il Bonus 100 euro lordi sarà versato a gennaio 2025 (per questo è stato ribattezzato Bonus Befana) sulla base dei redditi maturati nel 2024. Sarà una una tantum, sarà cioè pagato solo a gennaio.

Il rischio beffa

Ma i lavoratori dipendenti che a gennaio 2025 percepiranno in busta paga il bonus di 100 euro potrebbero trovarsi nella condizione di doverlo restituire. "Questo rischio esiste – ha spiegato ad Askanews il fiscalista Gianluca Timpone –. Per ricevere il bonus a gennaio 2025, il lavoratore dipendente deve presentare domanda al datore di lavoro quando ancora non può avere la chiara consapevolezza di quali siano stati i suoi redditi complessivi nel 2024. Vanno considerati anche i redditi da locazione, da lavoro straordinario, premi e altre indennità. E basta superare anche di un euro la soglia dei 28.000 euro per perdere il diritto al bonus, come è avvenuto per gli 80 euro di Renzi".

Come funziona il Bonus

ll bonus di 100 euro, ha spiegato ancora Timpone "agisce sotto forma di detrazione/maggiorazione in busta paga", quindi "è da considerarsi una cifra lorda e a tassazione con l’aliquota marginale del primo scaglione Irpef ossia del 23%". Da considerare inoltre che sono esclusi dal bonus i contribuenti 'incapienti', perché hanno un reddito sotto gli 8.500 euro e quindi rientrano nella no tax area”.

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L’effetto detrazioni “taglia” il Bonus

Non solo stessa cosa vale nel caso in cui "hanno una imposta pari a zero per effetto di detrazioni. Rientrano in questa casistica i contribuenti che, pur dovendo pagare l'irpef ad esempio per 1500 euro, sono allo stesso tempo destinatari di detrazioni generate dal pagamento di interessi su mutui, lavori di ristrutturazione, spese mediche, per 1.500 euro. Anche in questo caso nessuna indennità potrà essere riconosciuta, mentre se le detrazioni arrivano a 1480 euro il bonus massimo riconoscibile non potrà superare i 20 euro".

Le differenze con Bonus 200 euro di Daghi

"In pratica – ha concluso Timpone – è stato variato il meccanismo che disciplinava il bonus una tantum di 200 euro erogato dal governo Draghi a fronte dell'aumento delle bollette. In quel caso l`importo era netto e non bisognava neanche formulare domanda da parte del dipendente. Ma le risorse in campo erano molto superiori". Per il Bonus 200 euro di Draghi furono stanziati 7 miliardi di euro per il Bonus 100 euro di Meloni sono circa 100 milioni.