Jeff Bezos, 57 anni, ha fondato Amazon negli anni Novanta. Il suo patrimonio personale è di circa 187 miliardi di dollari
Jeff Bezos, 57 anni, ha fondato Amazon negli anni Novanta. Il suo patrimonio personale è di circa 187 miliardi di dollari
Fatta la tassa, trovato l’inganno. Dopo l’accordo raggiunto dal G7 sulla Global tax, la tassa che dovrebbe essere pagata dalle multinazionali nei Paesi in cui effettivamente hanno i maggiori ricavi, sono emersi dubbi sul fatto che Amazon sia effettivamente obbligata a pagarla. Alcuni esperti hanno fatto notare che il tetto minimo al 10% dal G7 potrebbe essere troppo alto, evitando così a una...

Fatta la tassa, trovato l’inganno. Dopo l’accordo raggiunto dal G7 sulla Global tax, la tassa che dovrebbe essere pagata dalle multinazionali nei Paesi in cui effettivamente hanno i maggiori ricavi, sono emersi dubbi sul fatto che Amazon sia effettivamente obbligata a pagarla. Alcuni esperti hanno fatto notare che il tetto minimo al 10% dal G7 potrebbe essere troppo alto, evitando così a una multinazionale di dover essere tassata. Nell’accordo si stabilisce infatti che le aziende pagheranno una percentuale dei loro profitti nei mercati in cui realizzano grandi vendite, anche a fronte di una presenza aziendale minima, ma il margine di profitto di Amazon nel 2020 è stato solo del 6,3%.

"In base all’accordo, Amazon non viene inclusa nella Global Tax", afferma Paul Monaghan, ceo di Fair Tax Foundation, che accredita le imprese che non eludono tasse. "Se verrà chiarito che verrà inclusa, sarà fantastico, ma non è ancora così". Richard Murphy, visiting professor di contabilità alla Sheffield University, sostiene che la soglia sia "inappropriata" a causa dei diversi modelli di business delle grandi aziende. Per non parlare del fatto che le dichiarazioni dei profitti in diversi Paesi vengono "facilmente falsate".

Gli attivisti che si battono per una tassazione equa delle grandi multinazionali sperano che i prossimi negoziati includano un approccio noto come "segmentazione", cioè l’obbligo delle imprese di pagare le tasse basandosi sulle loro sezioni più redditizie. Nel Regno Unito ad esempio Amazon pagherebbe sui profitti di sussidiarie come Amazon Web Services, web hosting con cui ha realizzato un margine del 30% nel 2020. "Se l’Ocse non riesce a includere Amazon in questa tassa, non solo non riuscirà a soddisfare la richiesta pubblica di equità, ma offrirà anche un modello alle altre multinazionali per sfuggire a questa riforma", sostiene Alex Cobham (Tax Justice Network). L’Ocse sta lavorando in vista del G20 di Roma a luglio, che dovrebbe ratificare l’accordo preso dal G7.

Elena Comelli