Gianni Vittorio Armani, amministratore delegato e direttore generale Anas (Ansa)

Roma, 7 novembre 2019 - Ha dato le dimissioni Gianni Vittorio Armani, amministratore delegato e direttore generale Anas (Azienda Nazionale Autonoma Strade, Spa fondata nel lontano 1946, recentemente inglobata nel Gruppo Fs Italiane). Era nella stanza dei bottoni dal 2015. Armani ha comunicato la decisione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli. Le dimissioni sono state prese, riferisce una nota, in considerazione del mutato orientamento del Governo sull’integrazione. La presidenza ha chiuso il capitolo ringraziando il manager "per il lavoro svolto in questi anni nel ristrutturare l’Azienda".

Sfuma così il tentativo di fusione a freddo per integrare asfalto e binari, portando Anas dentro a Ferrovie, matrimonio celebrato dal governo Gentiloni meno di un anno fa, sollevando forti dubbi. Dubbi che puntualmente sono riemersi anche in seno al nuovo esecutivo. Lo aveva fatto capire il ministro Toninelli preannunciando che le due anime dell'operazione avrebbero preso inevitabilmente direzioni diverse. L’idea di dare vita a un colosso italiano delle infrastrutture si era concretizzata alla fine dell’anno scorso, il 29 dicembre, con l’aumento di capitale da 2,86 miliardi di euro del Gruppo FS Italiane, mediante conferimento dell’intera partecipazione Anas detenuta dal Tesoro.

Due mesi fa Toninelli aveva affermato, intervenendo a Montecitorio sulle linee programmatiche del dicastero, che tale operazione era giudicata una mossa meramente finanziaria. Per quanto riguarda Anas e Fs “si tratta di due soggetti giuridici tra loro assai diversi e disomogenei”, aveva detto il Ministro aggiungendo che “la fusione sembra essere stata dettata anche da motivi di tornaconto personale per tutti quei manager che si sono visti moltiplicare lo stipendio”.

Le nozze tra Anas e FS hanno registrato subito nell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte la contrarietà di tutte e due le principali forze di governo, un punto sul quale si sono trovati d’accordo i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il primo, rispondendo ad una domanda in un’intervista, si era limitato a dire che “chi fa i treni deve fare i treni, e chi si occupa di strade deve fare le strade”. Il leader dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, la scorsa estate, era stato anche più esplicito: “La fusione è una operazione sbagliata, da fermare”. In altri termini, “le Ferrovie hanno già difficoltà a fare le ferrovie”, integrando la gestione Anas delle strade “poi non funziona più nulla”. Oggi l’epilogo, con il consiglio di amministrazione Anas ormai decaduto.