Frenesia in Borsa (Ansa)
Frenesia in Borsa (Ansa)

Roma, 10 agosto 2019 - La crisi politica fa impennare lo spread fino a quota 240 (chiuderà a 238) e affossa la Borsa (-2,48%, con 15 miliardi di euro lasciati sul terreno). Ma, in serata, Fitch non ha affondato il colpo, confermando il rating dell’Italia, cioè ‘BBB’ con outlook negativo, già assegnato a febbraio. L’avviso, però, è chiaro: l’agenzia parla di "rischi negativi" qualora "un futuro governo decidesse di disattendere le regole di bilancio dell’Ue".

Intanto, a 24 ore dalla rottura della maggioranza, si infiamma lo scontro politico tra Lega, 5 Stelle e Pd anche sul fronte della manovra. I dem accusano il Carroccio di aver mandato per aria il governo per evitare la prossima legge di Bilancio, ma sono i grillini che lanciano le accuse più gravi, sostenendo, nell’ordine, che Salvini aveva nel cassetto un progetto distruttivo per i conti (per portare il deficit al 3,5%), che proprio per questo aveva chiesto la testa di Giovanni Tria e, infine, che sarà comunque sua la responsabilità dell’aumento dell’Iva da 23 miliardi nel 2020 e da 29 nel 2021. Ma dalla Lega i capigruppo e lo stesso leader indicano proprio nella politica economica una delle primarie "divergenze" insanabili e chiedono di votare subito, per evitare i rincari da oltre 50 miliardi in due anni.

Certo è che proprio l’incrocio pericoloso tra crisi, elezioni e manovra, coi tempi strettissimi per scongiurare con adeguate coperture la stangata dell’Iva, il rischio dell’esercizio provvisorio e la prospettiva di una guerra con l’Europa sul rapporto deficit-Pil, preoccupa non poco non soltanto Bruxelles e il Quirinale, ma anche gli investitori. L’incertezza politica e la prospettiva del voto in autunno hanno fatto impennare lo spread, che si è portato ai livelli di giugno. Una fiammata che, se persistesse, potrebbe costare allo Stato oltre un miliardo in più in termini di maggiori interessi. Poi, s’è detto, il profondo rosso in Borsa. Segno che il precipitare verso la crisi ha colto di sorpresa gli analisti, che fino a ieri ipotizzavano un ritorno alle urne "non prima della primavera del 2020". Due le preoccupazioni chiave: l’aumento dell’Iva che un "nuovo governo potrebbe non avere il tempo per evitare" e l’esito di "eventuali elezioni anticipate coi riflessi sui rapporti con la Commissione Ue".

Ed è su questo terreno che si inserisce la valutazione di Fitch, sicuramente precedente rispetto agli ultimi, decisivi sviluppi della politica italiana, ma che già nell’outlook negativo riflette le ansie della finanza. La prossima ‘tappa’, il 25 ottobre: toccherà a S&P esprimere il suo giudizio. Chissà se, per allora, le urne avranno già dato il loro responso.